La polvere nera

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La polvere nera

Messaggio  Aster_x il Mar Nov 06, 2012 5:25 pm

La Polvere Nera
Di Kiichi Mikhael Miyazawa
Conservato anche presso la biblioteca spinozista



Potete visionare copertina e parti del libro semplicemente aprendo queste parti:

Copertina del libro

Prima Parte

Seconda Parte

Terza Parte


LA POLVERE NERA


[justify]Nell'antica terra del dragone, vicino la terra degli Shogun, esisteva una polvere particolare, capace di molte cose. Essa è definita dal popolo “polvere nera”, dato il suo colore scuro, ed è associata spesso a magia. Se ne parla nel Wujing Zongyao.
Composizione
La suddetta è formata da tre componenti: Sulfur, legna di salice bruciata, e natrium. Terrò nascoste le esatte dosi per evitare che venga sfruttata per scopi malvagi.



STORIA

Venne scoperto quando un marinaio tentò di lavare la propria nave con il natrium, dopo essere stato in Giappone, notoriamente pieno di vulcani. Ebbene, quest'uomo non fece in tempo a vedere la nave pulita: la frizione della legna della nave (legno di salice) con la spugna anch'essa di legna provocò una scintilla, e la nave non si trovò più. Da allora molti studi furono fatti dai maestri alchimisti del palazzo Imperiale del dragone che portarono, oltre che a molti decessi, all'elaborazione della formula suddetta.
La morte del povero marinaio fu solo uno dei primi portati dalla polvere nera. Essa, da allora, fu usata dall'Impero Ming per i suoi scopi. Primo fra tutti fu lo sfruttamento per l'estrazione mineraria. Essa, infatti, esplodendo compie il lavoro di decine di operai in una giornata con una sola esplosione, con la controindicazione però del rischio di crollo delle miniere. Poi vennero progettate armi apposite per sfruttare questo potenziale. Gli Shogunati giapponesi lo sanno bene di diffidare dalle lettere imperiali. L'imperatore Ming infatti per prima cosa fece elaborare un metodo di assassinio tramite lettera: la lettera, quando veniva aperta, innescava un meccanismo di scintilla che faceva esplodere la polvere all'interno, uccidendo chiunque la tenesse in mano, diffondendo anche il panico. Se qualcuno vi lancia una sfera di ceramica o bronzo, state attenti: potrebbe essere una delle armi sviluppate dai genieri cinesi, la cosiddetta “mela traditrice”, che esplode e crea gravissimi danni, uccidendo persone nel raggio di un bastone in bambù (corrispondente a 4 passi) e distruggendo anche molti oggetti. Veniva utilizzata anche per spostare oggetti: la forza di questa polvere è maggiore di quella di un cavallo o di un bue, quindi veniva utilizzata per spostare oggetti di metallo, in quanto quelli di altri materiali erano più fragili e quindi soggetti a deformazione o distruzione. Di qui al lancio di oggetti, il passo fu breve. I genieri trovarono il metodo per “canalizzare la forza dell'esplosione” (locuzione tecnica che indica il controllo della direzione in cui la polvere sposta oggetti) e lanciare oggetti pesanti, quali pietre, palle di metallo o legno duro, per colpire bersagli. Iniziarono a costruire, prendendo ad esempio le piante di bambù, delle “canne”, ovvero dei cilindri metallici cavi all'interno, chiusi da un lato, dove si inseriva prima la polvere e poi il “proiettile”, ovvero l'oggetto da lanciare. Tramite un foro apposito si inseriva una fiamma che faceva esplodere la polvere, facendo volare in un attimo il proiettile.

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