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Messaggio  Emanuele il Dom Nov 11, 2012 1:00 pm

Elle ha scritto:Era una mite serata di un lungo ottobre del 1460. In quel di Navelli, il Barone Ernesto era intento a parlare col figlio del suo passatto, davanti ad una buona tazza di tisana.
Un periodo in particolare, un periodo difficile. Un tempo Ernesto viveva con una donna che amava tanto, erano addirittura prossimi al matrimonio. Bionda, occhi chiari e lineamenti da principessa, Muses non lo sposò perché morì poco prima.
Ernesto e Muses, diedero alla vita un pargoletto dai capelli chiari, proprio come la mamma. La donna però, troppo giovane ed esausta non riuscì a reggere le difficoltà del parto. Muses lasciò il mondo per abbracciare Aristotele. Troppo presto pensò, era troppo presto, non poteva abbandonarlo e non poteva lasciare il piccolo. Ma lo fece.

Il racconto era accompagnato dal silenzio della notte e dai sospiri del ragazzo che ascoltava con emozione. Non aveva mai parlato col padre della mamma defunta, anche perché Ernesto attualmente era impegnato con Ester, una donna conosciuta nella città di Avezzano.

Tua madre sarebbe morta per me, mi amava molto. Infatti ci ha lasciati per donare te al mondo ma soprattutto a me. Un figlio che ho sempre sognato. - sorseggiò la bevanda.

Non devi essere triste, aveva un sorriso stupendo come il tuo, vi somigliate molto sai ? E visto i progressi che fai sarebbe orgogliosa di te

Sospirò e osservò il figlio, sapendo che sarebbe arrivato sicuramente qualche domanda.





Emanuel. ha scritto:La notte era lunga e pesante, un'aria di amarezza aleggiava nella stanza dando un senso di nostalgia e tristezza ad ogni parola emessa dal padre, parole che echeggiavano nel vuoto rifrangendosi sulle opache e fredde pareti. Una tazza di tisana ruotava incessantemente tra le mani del giovane Emanuele Federico mentre fissava quel liquido rifrangersi da un bordo all'altro della grande tazza di porcellana bianca, come onde nervose su di uno scoglio indifeso.

Tua madre sarebbe morta per me, mi amava molto. Infatti ci ha lasciati per donare te al mondo ma soprattutto a me. Un figlio che ho sempre sognato.

non ricordava nulla di quella donna, ne il calore della sua pelle o il candore della sua voce mentre pronunciava il suo nome, conosceva il suo profilo solo mediante uno sbiadito dipinto su tela posto sulla parete del salone principale. Due occhi azzurri come il mare incorniciati in un delicato viso color del marmo e biondi capelli d'oro che le scivolavano sulle spalle in splendidi e morbidi boccoli.

Un nodo alla gola lo attanagliava, non rispondeva alle parole del padre anche se le domande sul suo passato lo perseguitavano tutti i giorni, lui troppo orgoglioso nel farsi vedere fragile in quel vuoto immenso che rappresentava l'amore di madre mai avuto.

Si alzò dalla comoda poltrona color porpora con cesellature lignee dorate e si avvicinò al padre, posò la mano sulla sua salda spalla stringendola lievemente, nessuna parola, nessun fremito solo la voglia di trasferire quell'immenso affetto e rispetto che egli poneva in quell'uomo, colui che aveva sempre rappresentato per lui un pilastro di riferimento di ogni sua azione e pensiero, un idolo da emulare, un esempio di vita e di stile.

Continuò verso l'ampia finestra gotica e mirò l'esterno in tutto il suo fascino notturno, il vento piegava gli esili rami di quel tronco oramai secolare dello splendido esemplare di ulivo posto al centro della tenuta. Misere stelle illuminavano l'immensità del cielo ma sbiadivano rendendosi insignificanti alla bellezza e luminosità della luna.

Si proprio la luna era per lui la liberazione nella quale egli, nei momenti in cui quelle domande prendevano il sopravvento, parlava nelle notti solitarie cercando risposte ai suoi infiniti interrogativi, domande che non poneva al padre per evitare che la nostalgia lo avvolgesse o che potesse sentirsi a disagio nel ricordare il passato e l'amore violentemente stroncato.

"Padre vi ringrazio, so quanto per voi era importante mia madre e posso solo immaginare quanto l'amavate, purtroppo Aristotele a destinato per lei tale destino....

un silenzio prese il sopravvento per poi essere intaccato dal proseguo del discorso

... ma nulla potrà mai cancellare il suo ricordo e l'amore che ella rappresenta"

Deglutì, Emanuele cercò tutta la forza che aveva dentro e l'orgoglio che tutti i giorni lo teneva in piedi in qualsiasi difficoltà nonchè lo stile e la razionalità doti che il padre gli aveva tramandato nell'essere.

"Padre voi siete l'unico mio punto di riferimento, siete per me colonna portante su cui contare, se sono quello che ora rappresento lo devo a voi perchè grazie all'educazione infertami io posso essere orgoglioso di quanto mi sono costruito nel mio piccolo."

Si voltò verso il padre con quello sguardo sbarazzino e misterioso che lo rendeva unico nel suo genere, sfacciato quanto basta nelle occasioni e tra la gente, per concludere

"Il mio impegno è quello di rendervi orgoglioso di me, il mio fare è quello di rendere grande la nostra famiglia, il mio vivere è nel ricordo e l'apprezzamento di chi lassù potrà essere fiera di me... e mai mancherò in questo"



Elle ha scritto:Ernesto sorrise calando la testa mentre appoggiandosi sulle ginocchia si alzò non senza sforzò. L'età si faceva sentire.

Mi rendi orgoglioso figlio mio... - Gli poggiò entrambe le mani sulle sue spalle e lo guardò negli occhi per qualche istante.

Si allontanò lentamente e lo fissò, dalla testa ai piedi.
Sei giovane ma stai facendo un ottimo lavoro a Sulmona.. mi hai stupito. - annuì compiacendosi - Ricordati che l'onestà e la coerenza se portati avanti con convinzione possono sconfiggere qualunque disonestà e malafede. Inoltre... tieni sempre in mente che lo stile è tutto !! - disse con convinzione
Ci sono diverse persone che sbroccano come se gli avessero fatto chissà quale tremendo torto. Ma tu cerca di mantenere sempre la calma e rispondi loro come se fossi la persona più tranquilla al mondo, non ci sarà urlatore di piazza che tenga a questo esemplare comportamento. - Fece una pausa e poi continuà - Te lo dico perché ne avrai bisogno, ne incontrerai molti nella tua vita - Rise intendendosi col figlio.




Emanuel. ha scritto:Mentre il padre parlava Emanuele lo guardava sorridente e pieno di orgoglio, si riconosceva in quelle parole e rivedeva il padre in ogni azione o impegno che aveva svolto nelle sue infinite circostanze politiche, come erano simili nelle movenze e nel modo di fare, padre e figlio che lavoravano spalla a spalla lui nella città Sulmonese ed il padre in quella Avezzanese.

"Quale verità celano le vostre parole sagge padre, è vero ciò che affermate esse rappresentano la Sacra Bibbia per me sia nel mio modo di fare morale che materiale...

Si soffermò e ritornò indietro nel passato proseguendo con il suo discorso

...quando iniziai il mio percorso nella cittadina Sulmonese trovai un luogo arido dove dilagava astio e critiche, ingiurie e diffamazioni, pian piano ho dovuto rimetterla in sesto mattone per mattone cercando di infondere la speranza e la voglia di divertirsi, le persone iniziarono a fare capolino nella piazza e con fatica son riuscito a placare quelle differenze sociali e di pensiero che spaccavano una città in due.

Con soddisfazione e nel giro di un mese gli animi si calmarono, con la collaborazione di chi prima era sempre in guerra abbiamo risollevato il mercato rendendolo equilibrato e prospero, abbiamo aumentato il parco asce, reso la piazza viva ed armoniosa dove tutti partecipano e vivono con serenità"


Ad Emanuele brillavano gli occhi, la passione per la sua città lo infervorava di orgoglio perchè voltandosi indietro vedeva un luogo completamente diverso, vivo, rigoglioso e sano.

"Sai padre, ci sono state alcune vicende nella città in cui persone mi offendevano, talvolta anche pesantemente, cercavano di manipolarmi politicamente con l'intenzione di farmi fare passi falsi nel mio agire e dire, ma io ogni volta ricordavo le tue battaglie politiche ed il modo e lo stile in cui ti ponevi, vedevo le reazioni febbricitanti di coloro che non sapendo come uscire da quella situazione imbarazzante da egli stessi creata ed in cui si manifestavano nella loro deplorevole nullità morale"

Emanuele pensava che la differenza tra gli animali e l'essere umano stava nella razionalità del secondo che predominava sul primo infondendo a questo il ruolo di poter manovrare il proprio destino, Non tollerava le offese gratuite solo per innalzare il proprio io a chissà quali canoni ed infangare il prossimo senza alcuna pietà.

A tali atteggiamenti egli si discostava estrapolandosi dal contesto e non partecipando al dialogo... se così quell'accozzare di parole e frasi poteva definirsi, preferiva invitare le persone a calmarsi, ad analizzare lo stato di fatto e ad esimersi da giudizi poichè nessuno può giudicare una persona in quanto non predisposta a farlo, solo l'altissimo può porsi giudice, a noi spetta il diletto di condividere o dissentire".


Emanuele era un giovane allegro e pieno di vita, riusciva a coinvolgere il paese nelle cose più assurde acquisendo il titolo di pazzo sindaco di Sulmona, egli era umile con chi gli si poneva di fianco, cercava di mettere tutti a loro agio e di risolvere le difficoltà altrui anche privandosi egli stesso di beni materiali... egli era un Corleone e la sua famiglia era balaustro di ciò che tutti i giorni il ragazzo manifestava con il proprio fare... Onore, Rispetto, Padronanza, Senso del Dovere.

"Padre vi avrò annoiato con i miei racconti, voi così indaffarato nella nuova candidatura e nel portare avanti una situazione municipale tutt'altro che semplice, penso che lavoreremo ancora un mese spalla a spalla nella Camera dei Sindaci e mi chiedevo... vi andrebbe di creare un Patto di mutuo supporto economico, militare e sociale tra Sulmona ed Avezzano?"

Il ragazzo si avvicinò al padre dandogli una leggera pacca sul braccio in senso di complicità per poi ritornare al tavolo e versarsi dell'altra tisana.




Elle ha scritto:Credo sia un'ottima idea figliuolo - Lo afferrò subito col braccio fermandolo prima che si versasse la tazza di The

La tisana è un Arte Emanuele, che segue regole rigide e un'ottima preparazione. Questo The è stato fatto dal cuoco che evidentemente non sa prepararlo. Ti faccio vedere io come si fa. - Si avvicinò ai suoi accessori più pregiati e iniziò la preparazione della bevanda

L'ingrediente fondamentale per una buona Tisana è l'acqua. Acqua purissima e fresca. Facciamola bollire ma non troppo, altrimenti il troppo calore distruggerà tutte le proprietà della tisana. - Poggiò l'acqua sul fuoco e continuò la piccola lezione

Nella Kona, di porcellana chiaramente, visto che non ha odori propri: Mettiamo le foglie di the sul fondo. Queste foglie sono molto ma molto pregiate vedrai. - Passarono pochi minuti ed il Barone versò l'acqua nella teiera

Lasciamo in infusione per 4 minuti in modo che non diventi troppo amaro - Passati i minuti che servivano Ernesto versò la bevanda poco alla volta, filtrando con un colino di legno, nelle due tazze poggiate precedentemente sul bancone.

Ecco, ora è pronto, siediti e goditi questo spettacolo. Mai e dico mai!! preparare una tisana senza le dovute regole. - Sorseggiò dalla sua tazza assaporandone per bene il gusto.

Anche la politica è come la tisana... sbagli un passaggio e dovrai ricomincare da zero.

Che ne dici dunque, di creare un vero e proprio gemellaggio tra le nostre città ? Potremmo avere un dominio assoluto sulla legna in due, tra scambi commerciali e accordi vari credo sia molto vantaggioso.
- Continuò a bere la calda bevanda

Comunque figliuolo, domani mattina partiremo per Corleone. Ho intenzione di andare a trovare la nostra famiglia. Che ne dici ?




Emanuel. ha scritto:Le mani del padre si adoperavano con cura ed attenzione in quella pratica che banalmente veniva attuata senza carpire il vero significato del rito delle tisane. Interessato Emanuele appuntava nella propria mente ogni parola e gesto perchè sapeva bene che le lezioni infertegli dal padre non erano mai fini a se stesse ma bisognava coglierne gli aspetti intrinseci, quel rito ne aveva di significati, gli stessi risalivano all'antichità nelle narrazioni che il giovane aveva conosciuto studiando nella vasta e ricca biblioteca di famiglia.

Prese dalle mani del padre la tazza della tisana e la guardò per poter esprimere un suo pensiero...

"Nell'antichità l'arte delle tisane è rappresentata dai mezzi con il quale esso viene realizzato, infatti essi utilizzano una tazza svasata con coperchio posta sopra un piattino concavo dove, secondo un principio il coperchio simbolizza il cielo, la tazza l’uomo, e il piatto la terra.

Lo scopo originario era quello di fissare l’attenzione della mente all’istante, al gesto, per astrarre il pensiero dal quotidiano e dal sanguinario mondo circostante. Un modo di focalizzare la mente sul hic et nunc, lasciando all’esterno i problemi della vita, e incoraggiando così il contatto con la Natura e l’Essenza più profonda dell’Io."


Emanuele portò lentamente la tazza alle labbra e lo assaporò

"Impeccabile nel gusto e nella differenziazione degli aromi"

ascoltò le parole del padre annuendo in quanto egli aveva colto subito quanto di grande si potesse fare unendo due foreste ed essendo Sulmona adiacente ad una città di porto mentre Avezzano al confine con la provincia di Terra di Lavoro, potevano essere attinte le necessità di due poli con la possibilità di rendere le città fulcro dell'import ed export della legna.

"Comunque figliuolo, domani mattina partiremo per Corleone. Ho intenzione di andare a trovare la nostra famiglia. Che ne dici ?"

Emanuele rimase entusiasta della proposta in quanto gli era sempre gradito poter rivedere la famiglia nella città che gli aveva dato i natali...

"Certo padre è un'ottima idea, poi passare tempo in vostra compagnia per me è diletto e compiacimento della mente in quanto trovo stimolante poter convenire con voi in queste interessanti e piacevoli conversazioni"

pose la tazza sul piattino di fine porcellana ed alzandosi dalla seduta disse

"Padre permettetemi di ritirarmi nelle mie stanze per riposarmi così che domani di buon'ora potremmo recarci a casa..."

si avvicinò a lui e prendendo la sua mano gliela baciò in segno di doveroso e riconosciuto rispetto per poi attendere il cenno che gli permettesse di congedarsi.




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Re: [GDR] Ricordi

Messaggio  Emanuele il Dom Nov 11, 2012 1:09 pm

Elle ha scritto:Annuì al ragazzo e lo osservò andare via... L'indomani sarebbe stata una giornata lunga, il viaggio da affrontare non era di certo breve.

Ernesto dopo poco, si ritirò nella sua camera, si spogliò ed in tenuta da notte si stese sul comodo letto accompagnato da un gemito di sollievo.

Tanti erano i pensieri che gli governavano la mente, suo figlio era un orgoglio per lui e l'avrebbe reso sempre più fiero. Ne era sicuro.

La luna splendeva in cielo, le poche nuvole non riuscivano a nascondere tutte le stelle. Gli occhi si chiusero, si aprì un altro mondo. Il mondo dei sogni, il mondo della perfezione, un mondo diverso. In attesa di un nuovo giorno.




Emanuel. ha scritto:Al cenno di assenso del padre Emanuele si congedò recandosi nelle sue stanze, prima di concedersi nelle braccia di Morfeo lesse delle missive giunte dalla città di Sulmona che erano state riposte sullo scrittorio ordinatamente al fine di poter essere visionate.

Emanuele scosse il capo leggendo alcune di queste, il peso di due mandati consecutivi iniziava a imporsi sulle sue spalle, le emergenze per la mancanza di qualche bene non cessavano mai e purtroppo non facile era la loro reperibilità.

Il ragazzo, seduto allo scrittoio, guardò fuori dalla finestra della propria camera pensando che fosse meglio adempiere alle priorità della sua comunità anzicchè riposarsi, prese una folta risma di carte poste in un ampio cassetto dello scrittoio, carta ed inchiostro erano arnesi che in casa Corleone non mancavano mai ed iniziò a scrivere missive ad ogni famiglia di Sulmona, oramai conosceva i nomi a memoria, li invitava sia nel recarsi alle urne e sia a collaborare nell'emergenza grano prima che la stessa prendesse il sopravvento.

Le ore si succedevano l'una all'altra inesorabilmente con il conseguente esaurirsi della notte, così che la mano oramai dolorante di Emanuele sigillò l'ultima missiva. I raggi solari irrompevano oramai nella sua stanza fino a giungere ai piedi della sua seduta, si alzò dalla stessa si recò al catino posto in un angolo della stanza e sciacquandosi il viso e le mani raccolse le missive scendendo l'ampia scala in legno pregiato che metteva in comunicazione la zona giorno da quella notte, stanco fisicamente e con un fastidioso dolore alle tempie chiamò il messo porgendogli le missive

"Mi raccomando che siano diligentemente distribuite"

salutò il messo di casa con una pacca sulla spalla, Emanuele era legato ad ogni componente della servitù di palazzo in quanto l'avevano visto crescere ed erano stati succubi delle sue bravate, si recò in soggiorno e vide il padre seduto pronto per la colazione

"Buongiorno padre, sempre mattiniero"

sorrise sfiorando con una mano la sua spalla

"Oggi mi sento forte come un leone, spero voi abbiate riposato a dovere padre poichè oggi sarà una lunga giornata... ma... che c'è di buono ho una fame da leone"

sorrise al padre strofinando le mani e guardando una giovane cameriera avvicinarsi con un vassoio, pose la mano come a voler nascondere i movimenti delle labbra e cercando l'attenzione del padre sussurrò

"Nuova? accipicchia ma le selezioni per essere così belle?"

Il giovane salutò la cameriera dandole il suo personale benvenuto e scherzando cercò di metterla a suo agio in quanto la vedeva agitata nei gesti.

"Padre novità? mi chiedevo, osservando la giornata promettente, che ne direste di recarci a Corleone a cavallo? vorrei provare quei nuovi due purosangue appena acquistati dalla Turchia, hanno una muscolatura impressionante e sono sicuro che sarà un diletto domarli. I viaggi in carrozza tendono a farmi appisolare e non sarei di ottima compagnia, mentre una bella cavalcata sarebbe stimolante"

Prese un panino caldo e lo tagliò accuratamente per poterlo farcire

"Ma se reputate non sia idoneo non vi sono problemi di sorta padre mio."




Elle ha scritto:E ti pare che io tenga a palazzo serve di brutto aspetto ? Figliolo non mi cadere in queste cose su... - Rise fragorosamente.

"Padre novità? mi chiedevo, osservando la giornata promettente, che ne direste di recarci a Corleone a cavallo? vorrei provare quei nuovi due purosangue appena acquistati dalla Turchia, hanno una muscolatura impressionante e sono sicuro che sarà un diletto domarli. I viaggi in carrozza tendono a farmi appisolare e non sarei di ottima compagnia, mentre una bella cavalcata sarebbe stimolante"

....

"Ma se reputate non sia idoneo non vi sono problemi di sorta padre mio."


Inarcò le sopracciglie e rispose sorpreso - A cavallo fino a Corleone ? Emanuele... siamo a Navelli... Corleone è a giorni di distanza, ci distruggeremo il didietro... la sella non è molto comoda - Rise

Ma se proprio ci tieni andremo a cavallo. Vorrà dire che faremo un paio di soste in più e arriveremo con più calma.

Adesso basta mangiare, preparati, partiremo fra 2 ore.




Emanuel. ha scritto:A cavallo fino a Corleone ? Emanuele... siamo a Navelli... Corleone è a giorni di distanza, ci distruggeremo il didietro... la sella non è molto comoda. Ma se proprio ci tieni andremo a cavallo. Vorrà dire che faremo un paio di soste in più e arriveremo con più calma.


Emanuele si alzò sotto l'invito del padre e fortemente entusiasta rispose

"Tranquillo padre sono due giorni di viaggio a briglie sciolte, vedrai cavalcare quei purosangue sembrerà muoversi sulle ali del vento"

mentre il padre completava gli ultimi accorgimenti in casa dando le direttive da svolgere durante la sua mancanza, Emanuele fece preparare le bisacce poste ai fianchi dei cavalli utili per rifocillarsi durante il viaggio, li sellò accuratamente sincerandosi che tutto fosse saldamente ancorato, prese i due cavalli per le redini e li portò al centro della tenuta nell'attesa che il padre giungesse.

Accarezzava la criniera di uno dei due, erano cavalli molto nevrili la cui qualità rappresentava la corsa, montò su uno dei due magnifici esemplari, questo, nero come la notte, iniziò ad agitarsi nervosamente, Emanuele strinse le redini e le gambe intorno al corpo dell'animale seguendo con il suo corpo l'andamento ribelle del cavallo al fine di non lasciarsi disarcionare

"Buono bello.... OOOooo su buonooo"

con voce ferma e tirando le redini verso di lui lasciò che il cavallo irrequieto si dimenasse finchè abituandosi alla sella ed al suo padrone si rese addomesticabile e mansueto. Attendendo il padre fece trotterellare i cavalli nel cortile al fine di sgranchirgli le filiformi definite zampe, finalmente il barone giunse e montò agilmente a cavallo, Emanuele lo guardò fiero e gli disse ridendo

"Complimenti per lo scatto padre, vedo che siete sempre in forma...

il ragazzo tirò forte le redini verso l'alto facendo impennare il cavallo sotto di se per poi riassestarsi al suolo

... che dite facciamo scaldare queste belle donne?"




Elle ha scritto:Guardò il figlio e sorridendo spronò il suo purosangue scattando al galoppo. Il ragazzo gli stava dietro di poco ed Ernesto strattonò l'animale dandogli uno scatto fulmineo allungando la velocità.

Strattonò le redini lanciandosi come se fosse in una gara.
Alla fine rallentò e si riaccostò al figlio.

Vedi ? Non sono poi tanto vecchio - Ridendo lasciò la bestia al trotto.

Emanuele, prima di andare a Corleone ci recheremo a Pescina. Ci aspetta Ester e magari avremo modo di conoscere la nuova Viscontea di Telfusa.

Senza farsi accorgere dal figlio fece un grosso sospiro di sollievo... "ma quant'è che non corro così..." pensò Ernesto un tantino arrugginito.




Emanuel. ha scritto:Alla sua richiesta vide il padre sorridere, con un colpo ai fianchi dell'animale scattò al galoppo

"Hei padre... non vale!"

disse ridendo di gusto Emanule per poi lanciarsi nella corsa anch'egli, quei cavalli sembravano esser nati per correre, nessun movimento scoordinato, il ragazzo sentiva il vento dirompere sul suo viso dovuto alla velocità dei purosangue e più era veloce e più incitava il suo cavallo alla corsa

"Dai bello vaaaii, più veloce!"

la distanza segnata inizialmente era difficile da riconquistare, dopo una decina di miglia il padre arrestò quella corsa frenetica per far riposare l'animale e lo stesso fece Emanuele

"Complimenti padre ottimo scatto e padronanza dell'animale, ma la prossima volta non mi coglierete di sorpresa"

disse con voce fiera guardando il padre negli occhi decisi e sicuri di se, il padre aggiunse

Emanuele, prima di andare a Corleone ci recheremo a Pescina. Ci aspetta Ester e magari avremo modo di conoscere la nuova Viscontea di Telfusa.

il giovane tirò le briglie in alto facendo impennare il purosangue per poi dire ricominciando il trotto

"Si padre sarà un piacere poter visionare nuovi ambienti ma...ditemi, vi ha proprio catturato il cuore dama Ester, oramai mi sa che non riuscite a vivere lontano da lei..

sorrise beffardo e con una voce leggermente provocatoria continuò

...mi raccomando padre non mostrate mai ad una donna di essere totalmente sucube, esse sono streghe e sanno manipolarci se lo vogliono"

ammiccò e continuarono il viaggio con andatura spigliata

"Ma raccontatemi di questa dama, che persona è, deve essere speciale se vi ha fatto innamorare"






Elle ha scritto:Figliolo non mi vedrai mai succube di una donna, su questo puoi giurarci - Disse ridendo

Beh.. Ester è una donna allegra, dolce.. e.... semplice...

La sua semplicità a volte è disarmante e credo sia un pregio speciale per una donna
- Annuì quasi come per acconsentire alle sue stesse parole.

La conosci poco ma mi sa che presto dovrai stare molto accanto a lei

e quasi senza crederci disse al ragazzo... La sposerò fra non molto tempo

Un Corleone che si sposa ? beh non era tanto difficile pensarlo, ma che duri a lungo era quasi un'impresa. Forse quella era la volta buona ? Nemmeno Ernesto lo sapeva, ma del resto stava invecchiando e non si poteva più permettere di fare il Don Giovanni come nella gioventù.

Pescina non è lontana... vuoi la rivincita ? Stavolta ti darò qualche miglia di vantaggio così avrai la possibilità di vincere - Pensando però che Emanuele l'avrebbe battuto comunque ma aveva bisogno di trovarsi una scusa per l'inevitabile sconfitta.

La giornata era soleggiata e promettente, suo figlio era accanto a lui e la natura che li circondava era calma. Sembrava tutto troppo perfetto.




Emanuel. ha scritto:La conosci poco ma mi sa che presto dovrai stare molto accanto a lei ... La sposerò fra non molto tempo

Quelle parole freddarono il ragazzo, egli era sempre stato possessivo ed egocentrico verso il padre, una possessività in parte dovuta alla mancanza dell'affetto materno mai avuto, per lui il padre era l'unico riferimento che aveva ma sapeva bene che accanto ad egli si necessitava una figura femminile che riempisse anche l'amore sotto un altro punto di vista.

"Bene padre la tratterò come una regina se ciò vi renderà felice e sereno, e poi non vi preoccupate che porterò avanti io la tradizione dei Corleone come vostro figlio maschio, anche perchè il matrimonio per me è parola ancora sconosciuta e ...

- ridendo -

... lo sarà per molto tempo"

ammiccò al padre con lo sguardo e alla sua richiesta di rivincita Emanuele non se lo fece ripetere due volte, rilasciò le redini spronò il cavallo con un leggero calcio ai fianchi riversandosi in una corsa direzione Pescina, si lasciò trasportare dallo scalpitio degli zoccoli sulla terra battuta, dalla forza del vento dirompente sul viso e dal calore, che man mano aumentava con la folle corsa, del manto equino.





--Monna_Esmeralda ha scritto:Il castello di Pescina, con le sue cinque torri e protetto alle spalle dalla montagna, sovrastava la piana della viscontea.

Monna Esmeralda, la governante del castello era nelle cucine a controllare che i cuochi non dormissero.

Con il defunto Visconte, durante la sua malattia, la servitù si era rilassata troppo, con la Señora e la Señorita impegnate presso la città di Avezzano e per il Regno.

La Viscontessa Telfusa, come sempre era partita presto alla volta dell' Aquila.

E la Señorita Ester in quel momento, era nei giardini, dopo l'ennesima lezione di galateo, impartitole, per l'appunto dalla stessa Monna Esmeralda.

La governante la ricordava quando il Visconte e la moglie avevano condotto quella fanciulla tredicenne al castello poco meno di un anno prima.

Rossa di capelli, come era comune in entrambe le famiglie dei padroni e gentile.
Forse troppo semplice per essere progenie di nobili, ma a quanto la ragazza le raccontò in seguito, le lezioni ricevute dalla madre superiora del convento della campagna sulmonese, dove la piccola era cresciuta, avevano sortito il loro effetto.

La Señorita Ester, aveva avvertito la governante ispanica, che presto sarebbero giunti ospiti al castello, ma quando un paggio la informò dell'avvicinarsi di due cavalieri, Monna Esmeralda parve cadere dalle nuvole, talmente presa dalle proprie riflessioni, ma senza perdersi d'animo diede ordine agli stallieri di preparadi ad accogliere cavalli e cavalieri, mentre lei, andava ad attenderli all'ingresso, stretta nella sua veste nera sempre in lutto dalla vedovanza avvenuta molti anni prima.

Forse per vanità femminile, Monna Esmeralda, controllò in uno specchio che adornava la sala d'ingresso, che la crocchia dietro al capo che le fermava i lunghi capelli neri, fosse in perfetto ordine, e si diresse al portone d'ingresso del castello.
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Re: [GDR] Ricordi

Messaggio  Emanuele il Dom Nov 11, 2012 1:22 pm

Emanuel. ha scritto:Un castello in lontananza si rendeva sempre più definito nelle forme e colori, i cavalli erano liberi nella corsa tant'è che si aveva l'illusione che gli zoccoli non toccassero terra tale era la velocità.

Il cielo oramai dal ceruleo intenso della mattina iniziò a caricarsi nel colore acquistando una sfumatura di azzurro cobalto intervallandosi alle frammentarie nuvole bianche che si frapponevano come muri all'immensità dell'infinito.

L'andatura iniziò a rallentare, le narici degli equini si aprivano e chiudevano ritmicamente per ossigenare quei muscoli tirati al limite della forza, sul muso e sul collo chiazze di bava mostravano lo sforzo della corsa, ma quegli animali erano nati per correre e nella corsa mostravano tutta la loro forza ed eleganza, nonchè bellezza di linee e forme.

"Siamo quasi arrivati padre, quello è il castello della dama promessa, sono curioso di conoscerla"

disse Emanuele guardando la fierezza di quel castello costruito secondo uno stile non locale ma che strutturalmente dava segno di fierezza ed invalicabilità

"La corsa mi ha messo una gran fame speriamo che le dame del castello sappiano cucinare..."

proseguì ridendo quasi giunti alle porte del castello vedendo innanzi a loro aprirsi lentamente le porte d'ingresso




--Monna_Esmeralda ha scritto:I due cavalieri, si rivelarono presto il Barone di Navelli e un giovane uomo a lei sconosciuto.

Gli stallieri, veloci s'avvicinarono ai due splendidi morelli turchi che li avevano accompagnati, conducendoli a riposarsi nelle stalle del castello, per riprendersi dal percorso.

In cima ai tre scalini che conducevano al portone del mastio, nera ed altera Monna Esmeralda, la governante, fece loro riverenza salutandoli:

-Bienvenidos, benvenuti al palazzo della Viscontessa di Pescina, io sono Monna Esmeralda, la governante.
Avete fatto buon viaggio, vostra eccellenza?
- e prima che loro possano rispondere aggiunge -La Viscontessa vi manda le sue scuse, ma non riuscirà ad essere presente, oggi...
Volete accomodarvi, oppure preferite rinfrescarvi prima di desinare? Carlos...
- chiama un paggio avvenente malgrado il viso solcato di rughe, -Carlos vi condurrà nelle vostre stanze...-

Poi ritraendosi per far passare gli ospiti nella sala d'ingresso, posa la mano su una piccola cameriera dai capelli biondo cenere, sussurrandole: -Vai ad avverire la señorita Ester...nel Giandino Odoroso, che i suoi ospiti sono arrivati...fai in fretta Iolanda!-
-Si, Monna Esmeralda!-squittisce la ragazzetta, prima di fare una breve riverenza e scappare in direzzione dei giardini sul lato sud del palazzo.



Elle ha scritto:Grazie, aspetteremo qui intorno... - Passeggiando con Emanuele osservò la superbia della terra che calpestavano e degli edifici ben fatti sicuramente da un abile mastrocostruttore.

La chiesa che sto facendo costruire a Navelli è quasi pronta ma di certo non siamo ai livelli di questa viscontea, almeno per ora - Disse al figlio continuando a guardarsi intorno

E' importante che le terre che vengono amministrate siano sempre fiorenti e vedo che Telfusa ha iniziato benissimo, queste terre gli sono state consegnate da poco

Continuarono a camminare in attesa di Ester, i cavalli furono affidati in precedenza agli stallieri, le strade erano gremite di gente e i mercanti andavano avanti e indietro per le stradine strette della città.

Forse è meglio non allontanarci troppo dal palazzo, andiamo figliolo, magari mettiamo un boccone sotto i denti



Asterres ha scritto:Ester stava amministrando i giardinieri per la potatura invernale delle siepi di lavanda, nel giardino Odoroso, chiamato così, dai profumi che le erbe medicinali utilizzate poi, nel palazzo, esalavano in quel luogo.

La bionda Iolanda la raggiunse ansimante di lì a poco sibilando tra gli sbuffi: -Signorina...-.
Ester la guarda preoccupata domandando dolcemente: - Iolanda, cosa succede?-
-Signorina....- sbuffa la ragazzetta, riprendendo fiato -Mi manda...la governante...sono giunti or ora i vostri ospiti-.

Sul viso di Ester si dipinge uno sguardo di gioia e mormora -Ernesto...- poi avviandosi verso il palazzo a metà giardino si volta verso i giardinieri per gridare: -Voi continuate pure!- e riprende la corsa che si ferma sull'ingresso del giardino dove un'arcigna Monna Esmeralda la blocca.
-Señorita, dove crede di andare via, così?-
-Ehm....Dal mio fidanzato?-

Monna Esmeralda alza gli occhi al cielo mentre Iolanda ed Ester ridacchiano, poi con tono eloquente ordina:
-Recatevi nelle vostre stanze señorita, la pettinatrice vi aspetta... E...Iolanda? Preparate i bagagli per la signorina-
-Subito, Monna Esmeralda!- squittisce la piccola cameriera avviandosi ai piani superiori, ma seguita da un richiamo di Ester: -Mettici pure Essylt!-

Monna Esmeralda accompagna Ester nelle proprie stanze, e mentre la ragazza è a farsi pettinare domanda: -Siete proprio sicura di voler portare con voi, la vostra spada?-
-La prudenza non è mai troppa sulle strade, di questi tempi-.
La governante sospira, questa volta la ragazza ha ragione.

Vestita di una elegante veste blu oltremare, Ester Cassandra esce dal palazzo.



Monna_Esmeralda ha scritto:Monna Esmeralda, preoccupata che Ester vada dallo speziale a rovinarsi l'appetito con le pastiglie di sale indiano, le suggerisce:

-Sono andati in direzione della chiesa di San Bernardo-

Ester come se le parole della governante, interferissero i suoi progetti si morde le labbra prima di rispondere assorta: -Capisco...dunque immagino che dovrò guidarli io a Sant'Antonio...lì gli affreschi sono di maggior pregio...
In ogni caso...avvertite il capostalliere di prepararmi Seraphir, per il viaggio...
-

-Sarà fatto, Señorita...ma non dilungatevi troppo sulle bellezze architettoniche di Pescina, il desinare sarà pronto tra non molto...vi invierò Carlos appena sarà il momento-.

Ester con un sorriso ringrazia per tuffarsi nella folla nel dì di mercato.





Emanuel. ha scritto:La stanchezza iniziava a farsi sentire sulle spalle del ragazzo, la notte insonne del giorno prima si caricava al viaggio estenuante, ma lui come quei cavalli, amava tirare al limite delle sue forze per comprendere fin dove riusciva ad arrivare.

Fianco a fianco del padre passeggiavano per le terre di Pescina, diligentemente ascoltava le sue parole quando ad un'affermazione egli replicò sorridendo...

"Padre, non disprezzando il pregio di codesta Viscontea, ma noi ci impegneremo affinchè Navelli, nel suo complesso, non abbia nulla da invidiare a nessuna proprietà sia per bellezza paesaggistica che artistica nonchè per produzione di prodotti di alta qualità...sai una cosa che tu mi hai insegnato è che bisogna puntare sempre al meglio e rendere ciò che ci circonda fiore all'occhiello di chi funge da spettatore"

prese un rametto che sporgeva da un muretto prospettante la strata spezzandolo dal fusto, lo mirò nella sua struttura poi proseguì..

... inoltre c'è da sistemare la tua nuova viscontea di Fratte, padre mio, e sarà una gioia poterla modellare nelle forme, stile e colori, sono sicuro che sarai capace di estrapolarne le più alte qualità che la stessa possiede, e se vorrai, potrò aiutarti come posso....

si soffermò con aria pensante

... ho anche degli artisti a Sulmona di pregio, se mi consenti sarò ben felice di far produrre opere d'arte tra dipinti e sculture al fine di arredare le tue proprietà e renderle di lustro artistico per gli ospiti che verranno"

continuarono la passeggiata discutendo di varie questioni quando il padre gli propose di rifocillarsi al palazzo.

"Certo padre è un'ottima idea... anche il fisico vuole il suo sostentamento e poi chissà se la servitù di palazzo Pescina è brava e di gradevole aspetto come la nostra e... visto gli ultimi tuoi acquisti sarà difficile per gli altri batterci"

poggiò la mano sulla schiena del padre ammiccando con lo sguardo per poi recarsi al castello




Asterres ha scritto:Libera dallo sguardo inquisitore della governante, Ester si dirige in un vicolo ove ha bottega uno speziale piuttosto famoso, dal quale si fa servire di pastiglie e caramelle dai gusti di spezie più dolci e gradevoli al gusto ed al corpo.

Poi succhiando una pastiglia di sale indiano e succo d'anice, la fanciulla dal fulvo crine, si dirige verso la chiesa di San Bernardo, ove le spoglie del santo erano state riposte un secolo prima dal Monsignor Tommaso Pucci in seguito alla distruzione della città di Marsi che diede il nome a tutta la zona.

Ma la sua attenzione viene poco dopo incantata da uno splendido coprispalle di velluto rosso, degnissimo di stare con l'abito, dello stesso colore, che ha fatto mettere nei bagagli a Iolanda.

E drappeggiata di quel nuovo acquisto, come un tempo i senatori di Roma, cerca nella piazza e tra le bancarelle, quel viso a lei tanto caro.




Elle ha scritto:Figlio mio, prima di entrare dovrei parlarti... stamattina ti ho visto poco convinto quando abbiamo parlato di Estrer.. - fece una pausa poi continuò...

Cosa ne pensi ? cioè... ti piacerebbe avere una matrigna ? voglio la massima sincerità...

Continuarono a camminare a passo lento fra la folla... ma sembrava che in quel momento erano gli unici al mondo...




Emanuel. ha scritto:Mentre camminavano per le strade Emanuele ed il padre parlarono di varie questioni sia amministrative municipali, scambiandosi reciproche opinioni, sia politiche nelle quali il ragazzo attentamente seguiva ogni discorso senza distrarsi si una parola.

Quelle terre erano piene di vita, la gente gremiva le strade ed Emanuele fu distratto da una scena che catturò totalmente la sua attenzione offuscando per un momento le parole del padre. Vide un bambino di pressa poco sei anni che correva dalla madre la quale lo attendeva a braccia aperte, quanto amore materno in quell'abbraccio e quanta nostalgia sentì scorrere sotto la pelle, notava in quel gesto un amore mai vissuto, chissà come sarebbe stato se la madre non fosse morta, quanti momenti avrebbe potuto condividere con ella e chissà che quella scena l'avrebbe potuta provare anche lui e sentire la sensazione che tale abbraccio comportava.

Un senso di disagio, sofferenza, malumore e rabbia lo pervase facendo a quest'ultima prendere il sopravvento per una decisione che egli non aveva mai accettato. Il giovane sentì sfiorare il suo braccio per poi udire

Figlio mio, prima di entrare dovrei parlarti... stamattina ti ho visto poco convinto quando abbiamo parlato di Estrer.. Cosa ne pensi ? cioè... ti piacerebbe avere una matrigna ? voglio la massima sincerità...

Sarà stata la stanchezza che percuoteva i suoi nervi o quella collera ancora non placata che Emanuele a quelle parole strinse i pugni serrandoli per poi con voce fredda e sprezzante dire

"Nessuna potrà mai prendere neanche lontanamente il posto di mia madre, soprattutto una fanciulla che ad età è più piccola di me di quattro anni e passa... Come posso accettare padre che una persona dorma nel vostro letto e che possa chiamarmi figlio, figliastro o altro genere, come posso prender di buona lena una dama che passeggia per la nostra casa con il titolo di vostra consorte e guardarla serenamente pur sapendo che ella non è nulla per me, solo una persona che condivide con voi dei sentimenti ma per me non altro che una perfetta estranea..."

Emanuele lasciò che a parlare fosse il suo cuore esprimendosi senza freni e senza raziocinio, cosa che solitamente non avveniva ma in quel contesto, ove il suo dolore toccava limiti indefiniti, lasciò scorrere le parole l'una dopo l'altra senza ponderarne il peso e quanto esse potessero essere affilate verso l'interlocutore.

Respirò profondamente e si voltò verso il padre che alle parole appena pronunciate rimase attonito, gli occhi di Emanuele erano lucidi ma densi di malumore, calò il capo in quanto con quelle parole aveva mancato di rispetto nella scelta del padre, prese la mano di lui e la baciò in segno di scuse e rispetto nella figura paterna

"Perdonate padre la mia indolenza non volevo utilizzare quelle parole e se vi ho offeso vi chiedo umilmente scusa, sarà stata la stanchezza ma... pur avendo utilizzato parole non idonee non posso offuscare il mio pensiero espresso. Mi rincresce per quanto accaduto e valuto, dopo ciò, che molto probabilmente quello non idoneo in questa circostanza che vi circonda sono proprio io..."

Emanuele lasciò la mano del padre ben sapendo di dover subire la giusta ammonizione per quel pensiero precedentemente espresso.






Asterres ha scritto:-Signorina...- disse il buon vecchio Carlos, avvicinandosi alla padroncina -Esmeralda, mi manda a chiamarvi, il pranzo è quasi pronto, meglio che tornate al palazzo...-

Ester si volta verso il gentile servitore: -Ma non ho ancora trovato Ernesto...Carlos...dovrebbe essere qui da qualche parte...-

Il vecchio uomo sorride accomodante e con gli occhi luccicanti, come quelli del defunto Visconte la rassicura:
-Non temete, signorina Ester, giunti a palazzo, riuscirete ad incontrarlo-
-Lo spero, Carlos, lo spero...mi manca tanto...-.

La fanciulla si lascia accompagnare fino al cortile, dove mansueto attende Seraphir, lo splendido equino andaluso dal manto dorato.

Prima di rientrare nel palazzo, Ester accarezza con dolcezza la cavezza dell'animale, con cui ha imparato ha cavalcare.

Quel mancato incontro, le ha messo una strana sensazione nel cuore, ma subito si affretta a nascondere i dolciumi speziati, prima di arrivare a portata di naso della governante...




Elle ha scritto:Lo sguardo di Ernesto si spostò altrove e scuotendo leggermente la testa rispose...

Ho sempre fatto di tutto per te, non ti ho mai fatto mancare nulla e ti ho insegnato i più grandi valori in cui credere e non vengo ripagato con memmeno un pizzico di apprezzamento da parte tua ? - L'espressione dell'uomo divenne quasi rabbiosa, dovuta da una forte delusione.
Forse però, Emanuele aveva ragione, erano questi i pensieri di Ernesto. Come poteva una ragazzina prendere il posto di sua madre ? Come poteva suo figlio rivedersi in lei e seguire i suoi insegnamenti ? Emanuele aveva troppa ragione.

Non poteva però assecondarlo così facilmente, aveva deciso che sarebbe rimasto arrabbiato ancora a lungo con lui. Del resto non era modo di comportarsi con un genitore.

Ti farò avere una stanza in cui riposare da Ester, dovrò parlarle. Cerca di dormire e mangiare qualcosa, questo pomeriggio ripartiremo subito. - Varcò la soglia della residenza senza aspettare risposta ed andò in cerca di Ester.
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Emanuele

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Re: [GDR] Ricordi

Messaggio  Emanuele il Dom Nov 11, 2012 1:40 pm

Emanuel. ha scritto:Ho sempre fatto di tutto per te, non ti ho mai fatto mancare nulla e ti ho insegnato i più grandi valori in cui credere e non vengo ripagato con memmeno un pizzico di apprezzamento da parte tua ?

Ti farò avere una stanza in cui riposare da Ester, dovrò parlarle. Cerca di dormire e mangiare qualcosa, questo pomeriggio ripartiremo subito


Le parole del padre si scagliarono su Emanuele come se punteruoli di ghiaccio acuminati si conficcassero in ogni parte del suo corpo, la sua voce tuonava di collera ed Emanuele alzando il viso notò com'egli guardasse altrove sdegnato persino della sua presenza, si sentì come se egli stesso in quel preciso momento fosse niente, e che l'irriconoscenza ed ripudio marchiassero la sua presenza agli occhi del padre.

Il barone aveva realmente fatto di tutto affinchè al suo unico figlio maschio non mancasse nulla, arrivò al viziarlo ma non solo materialmente bensì della sua presenza continua e meticolosa anche nei luoghi lavorativi ove la riservatezza era priorità, tutto affinchè non venisse mai lasciato solo e potesse percepire la mancanza della madre. Ma nonostante gli sforzi paterni la figura di madre mai avuta era sempre dietro l'angolo che attendeva il ragazzo nelle lunghe notti o nei momenti in cui per forze di cose egli era impegnato nella solitudine delle sue faccende.

Emanuele portò la mano sul petto inchinandosi al cospetto del padre dicendo

"Come desiderate padre"

Ma il padre non udì le sue parole allontanandosi frettolosamente superando il portone di ingresso, il giovane ormai solo in un luogo a lui estraneo fu avvicinato da un inserviente il cui ordine era di scortarlo verso la camera adibita giovane ospite.

"Messere la camera è alla fine di questo porticato... vede proprio la!"

disse l'inserviente mentre attraversavano un meraviglioso giardino accuratamente curato

"Mi scusi... potrei avere le chiavi della camera e recarcimi tra poco? vorrei restare ad ammirare questo spettacolo della natura e soprattutto... vorrei poter rimanere solo"

l'inserviente leggermente imbarazzato e non sapendo cosa fare istintivamente porse le chiavi al ragazzo per poi inchinarsi e allontanarsi da quel luogo. Emanuele si avvicinò al giardino poggiandosi con una spalla su di una grande colonna che unitamente alle altre ne delimitavano il perimetro mediante un imponente colonnato. Spostava gli occhi da un fiore all'altro, da una pianta alla successiva ammirandone i particolari e le minuziose forme. Pochi passi verso il giardino per notare una panchina in pietra, vi sedette e riversando il peso del tronco chino sui gomiti poggiati sulle gambe chiuse gli occhi meditando su quanto avvenuto, aveva errato ed era stato irriconoscente verso l'unica persona la quale aveva sempre avuto al suo fianco.

Pose una mano a coprire il volto per qualche istante, come a celare una smorfia, per poi farla proseguire lungo i capelli ricongiungendola nell'altra per poi rimanere lì avvolto in quel profumo che si disperdeva nell'aria meditando sulla situazione e al come porvi rimedio.




Asterres ha scritto:Ester Cassandra, aspettava nel salottino azzurro, gli ospiti.

Il buon Carlos, s'era offerto di portarle nei suoi alloggi gli acquisti di quella mattina, per non far trovare la padroncina con le mani nelle caramelle, dalla governante.

Ed la fanciulla aspettava solo di vederlo entrare da quella porta...

Tutti aspettavano il Barone di Navelli e suo figlio, per servire in tavola il pranzo.
E quella buia sensazione che aveva colpito Ester, poco tempo primo, continuava a calare, senza esser spazzata via dalla trepidanza della giovane promessa sposa.




Elle ha scritto:Ernesto a passo lento s'avviò dove gli era stato indicato. "Al salotto azzurro" Gli dissero.

I passi degli stivali sul pavimento accompagnavano i pensieri del Barone. La fine del lungo corridoio sembrava vicino, aprì leggermente la porta ed entrò dopo un lungo respiro.

Ester era lì, seduta ad aspettare il suo arrivo. In un attimo una vita di amore e passione gli attraversò la mente... come avrebbe fatto a dirglielo ? Come l'avrebbe presa ? beh.... l'avrebbe scoperto presto.

Ernesto non poteva fare altrimenti, doveva pensare alla felicità del figlio come aveva sempre fatto e se questo voleva dire rimanere solo allora l'avrebbe accettato. Del resto nemmeno lui sapeva perché aveva bisogno di una donna, aveva già tutto quello che cercava, avrebbe potuto vivere tranquillo e felice con i figli nelle sue residenze.

Ciao Ester... - esordì l'uomo istintivamente - Non dire nulla ti prego, ho bisogno di parlarti, adesso, da soli

Attese che la ragazza s'alzasse e lo seguisse in una stanza più appartata.

Dopo momenti di silenzio da parte dei due, Ernesto si decise a parlare..

Ascoltami Ester... lo sai che non amo girare intorno alle cose. Io ho deciso di lasciarti. - Guardò per un attimo il suo sguardo - Il nostro matrimonio ed il nostro rapporto non può portare felicità a nessuno, nè alla mia famiglia nè a te... si creerebbero troppe situazioni difficili da affrontare e senza soluzioni

Il volto di Ernesto era triste e sapeva che per lei sarebbe stato ancora più difficile... ormai tutto era fatto.

Mi dispiace... Non far preparare il pranzo, io ed Emanuele partiremo oggi pomeriggio, lui ora sta riposando - Aveva deciso di non dirgli che il problema principale era l'infelicità del figlio nel vedere il padre insieme a lei, sicuramente era la cosa migliore.

Manderò una missiva al Conte Ubertino della Groana per scusarmi e dare le mie motivazioni... - Ecco, aveva detto tutto...




Asterres ha scritto:Ester rimase ad ascoltare impietrita.

Cos'era successo? Che era cambiato dalla sua ultima dolcissima lettera...
E quando Ernesto s'interruppe, rimase ancora qualche istante in silenzio, come per recuperare la calma, quando un turbinio di fiamme rabbiose le prendeva l'anima e il cuore.

Respirò profondamente, aveva una gran voglia di prenderlo a schiaffi:
-Mi sai dire, da quando mediti questa cosa? No, no, non lo voglio nemmeno sapere. Ma dal mio compleanno, dalla tua prima proposta di matrimonio, sono passati sei mesi! Sei mesi che ho vissuto come uno splendido sogno, e in questo preciso istante l'hai tramutato in un incubo! Se fossi stato davvero uomo, avresti avuto il fegato di dirmelo prima! E invece no, ho camminato fin ora su di un lago di cristallo, e solo ora, a pochi passi dalla riva, mi fai cadere ferendomi più di qualunque altro uomo abbia mai amato!- e quando grosse lacrime le cadono dal viso respira a fondo e con voce seria aggiunge -Barone, escluso un prossimo invito da parte di mia madre, la Viscontessa Telfusa, voi, qui , per me, non siete più i benvenuto...Vi concedo a voi ed a vostro figlio, di riposarvi e se vorrete rifocillarvi, ma poi vi prego di andarvene!- e andandosene a lunghi passi dalla stanza, per poco non si scontra con la governante, che la guarda stupita, le sue urla si sono propagate per tutto il corridoio.
-Esemeralda- dice la ragazza con gli occhi di fuoco -Se la mamma o mio fratello tornassero in anticipo, ditegli che sono alle rovine-.

-Alle rovine? Cosa? Come? Signorina!- ma Ester è ormai lontana per rispondere alle sue domande, e poco dopo il nitrito di Seraphir lanciato al galoppo verso le campagne, eccheggia nelle sale, innalzando schiamazzi dalla servitù, mentre la governante raggiunto il barone nella sala afferma:
-Non so cosa le abbiate detto, e vi auguro che non faccia pazzie, per colpa vostra...ma se volete pranzare, le vivande sono in tavola, ho mandato un servitore a recare un vassoio a vostro figlio, o se preferite, la vostra camera è pronta, a voi la scelta, Barone... ma uno scalpiccio nel corridoio richiama l'attenzione della governante.



--Monna_Esmeralda ha scritto:-Monna Esmerlada!- la chiama, la giovane cameriera bionda amica della signorina -Ester, è scappata, e ha con se la spada!-

La, ormai non più giovane, governante guarda con occhi di brace l'ospite e con un serio:-Pregate Aristotele che non faccia pazzie!- e pure lei parte, chiamando i servitori che le sellino Morito, il suo ronzino.

Pescina ha origini molto antiche, e poco lontano dal palazzo, ci sono rovine di un tempio pagano, di origine romana.

Ester è lì, seduta a terra, con Essylt sguainata e i lunghi capelli sciolti al vento, se li era fatti crescere in vista del matrimonio per adornarli di fiori candidi, ma ora tutto questo non ha più senso, e prima che la governante riesca a raggiungerla e fermarla, il sibilo dell'acciaio fende l'aria.

Esmeralda in attesa dell'impatto chiude gli occhi, ma quando li riapre, Ester Cassandra è davanti a lei, con i capelli lunghi solo fino alle spalle, come quando era arrivata al palazzo un anno prima.

Le ciocche rosse, tagliate vengono spazzate intorno dal vento, e il viso rigato di lacrime ha una nuova luce.

-Torniamo a casa, Esmeralda- dice dolcemente la ragazza -Questo è sol il luogo dove si raccolgono i sogni e i ricordi perduti...-

La governante la guarda esterrefatta, ma poi sorride ed annuisce, in fondo...la padroncina ha solo quattordici anni...ha ancora tutta la vita davanti e una figlioletta da crescere.




Elle ha scritto:Ernesto rimase in silenzio subendo la sfuriata della ragazza, aveva ragione, l'aveva illusa.
Quando ella se ne andò, Ernesto si trovò davanti alla governante senza però udire le sue parole. Il cuore e la mente erano altrove.

Piano s'incamminò verso la sua stanza, prese foglio e calamaio e scrisse una lettera da destinare al Conte Ubertino. Meglio informarlo subito.

[rp]Addì 22 Ottobre 1460

Al Conte Uberito della Groana


Conte Ubertino,

Sicuramente ricorderete l'ultima missiva da me inviata alla Signoria Vostra, purtroppo c'è stato un ripensamento immediato concretizzato oggi, alla Viscontea di Pescina.

Non posso e non voglio rendere la vita di mio figlio infelice. Egli non rivedeva Ester come sua matrigna. La tenera età di Vostra nipote ha molto influito sul pensiero di mio figlio che non rivede in lei le vesti di madre, madre che purtroppo non ha mai conosciuto a causa della morte postparto.

Vi chiedo umilmente scusa se il mio comportamento abbia potuto recare disturbo alla Nobile Casata della Groana. Spero che questo episodio non influisca sull'alleanza che da sempre le nostre famiglie rispettono.

Con rispetto,


[/rp]

Consegnò la missiva ad un giovane ragazzo che con cura portò fino a destinazione.
[hrp]Missiva inviata anche in IG... se vorrà Ubertino potrà rispondere anche qui ^^[/hrp]

Si sdraiò sul letto... il tempo passava e la fame spariva, a breve sarebbero ripartiti.




Emanuel. ha scritto:Il silenzio lo circondava ed i raggi del sole scaldavano il suo corpo in quella giornata di fine autunno, improvvisamente vi furono degli schiamazzi in cortile preceduti da urla non scandite e di cavalli che partivano freneticamente al galoppo, qualcosa era accaduto ed Emanuele rimase immobile finchè quei suoni fecero largo nuovamente al silenzio della tenuta Pescina.

Si alzò dalla panchina e si diresse verso le camere degli ospiti, vi era un inserviente che tra le mani portava una cesta di lenzuola da lavare, le si avvicinò e chiese

"Gentilmente mi saprebbe indicare l'alloggio del barone di Navelli, sono il figlio...inoltre sapete se è in camera?"

l'inserviente lo guardò con attenzione scrutandolo per poi annuire alla domanda e con gesto indicargli una porta li vicino

"Grazie dama mi è stata di grande aiuto"

Emanuele salutò con un inchino la donna recandosi verso la porta che accedeva alla camera del padre, stava per bussare ma qualcosa lo frenò, collegò quelle grida e suoni all'incontro di Ester con suo padre e bensì quella fosse solo un'ipotesi capì quale ulteriore sacrificio il padre potesse aver compiuto per lui, lui che molto probabilmente non meritava tutto ciò.

Si fece coraggio inspirando e bussò a quell'enorme e pesante porta, attese risposta e nel superare la porta vide il padre sdraiato sul letto, l'espressione di quest'ultimo valeva più di mille parole, era assente, preoccupato e quando gli sguardi si incrociarono Emanuele capì tutto...

"Padre quando volete io sono pronto a ripartire, mi basta solo un vostro cenno"




Elle ha scritto:Ernesto annuì e s'alzò riprendendo mantello e cappello.

Si diresse verso la porta e stringendo la spalla del ragazzo lo fissò negli occhi, per poi allontanarsi dalla stanza insieme a lui.

Non sapeva dove fosse finita Ester e forse era meglio così.
Lo stalliere, su ordine del barone, riprese i cavalli che s'erano abbeverati e nutriti.

Andiamo Emanuele, il viaggio e lungo ed è meglio partire. Conto di arrivare entro sera a Napoli, ci fermeremo lì per passare la notte, domattina presto ripartiremo e tireremo fino a Corleone.

Gli sorrise con lo sguardo lungo e stanco e montò a cavallo.

Ernesto lasciò i saluti da portare a Telfusa, la Viscontessa. I due partirono nel silenzio.




Emanuel. ha scritto:Andiamo Emanuele, il viaggio e lungo ed è meglio partire. Conto di arrivare entro sera a Napoli, ci fermeremo lì per passare la notte, domattina presto ripartiremo e tireremo fino a Corleone.

La voce stanca e cupa non fece altro che rafforzare quel suo presentimento, si sentì stringere la spalla dalla mano forte del padre e quell'accenno di sorriso gli fece capire che oramai la burrasca era passata e come tante altre volte il padre aveva non solo perdonato il suo scatto indolente ma gli era stato nuovamente accanto negandosi la sua vita stessa.

Erano questi i momenti in cui Emanuele pensava che avere quell'uomo come padre equivalesse ad un dono che pochi potevano vantarsi di avere. Entrambi montarono a cavallo, la direzione era stabilita, il ragazzo seguiva con lo sguardo il padre in tutti i suoi gesti e parole poichè sapeva che ora come mai quell'uomo aveva bisogno di sicurezze e taciti assensi.

Un colpo leggero ai fianchi del cavallo ed iniziò nuovamente quel viaggio in direzione Corleone, Emanuele si avvicinò con il cavallo a quello del padre, voltò lo sguardo verso di lui e quando gli stessi si incrociarono cercò di trovare le parole giuste per scusarsi di quanto accaduto ma riuscì solo a dire

"Forza padre so che siete stanco, lo sono anche io, ma a breve ci riposeremo e potremmo riabbracciare i nostri cari... è cosa c'è di più bello di stare in famiglia. "

cercò di accennare un sorriso di complicità per poi distaccare il peso di quello sguardo e mirare davanti a se, un attimo di silenzio per poi sussurrare a voce bassa come a non volersi far udire dal suo interlocutore,

"Vi voglio bene padre"

quell'orgoglio unito ad imbarazzo verso la figura di padre che non si smentiva mai...



Elle ha scritto:Passarono le ore, il cielo era sereno e la luna stava per spuntare. Erano a Napoli !! Città immensa e stupenda, la Capitale del Regno delle Due Sicilie.

In molti si recavano lì per gli studi, per semplici viaggi di piacere o per ammirare l'arte del posto. Napoli era una città all'avanguardia, ricca di cultura ed opere d'arte, era sicuro che l'evoluzione di quella magnifica città non si sarebbe fermata lì.

I due, erano in cerca di un posto dove passare la notte, Ernesto si sarebbe voluto recare alla Corte Reale e farsi ospitare dai Nobili del posto, ma forse non era una buna idea. Gli venne in mente qualcosa di ancora migliore.

Emanuele, come sai pochissimo tempo fa sono stato Nominato Visconte di Fratte. Il feudo non è molto lontano da qui, ci sono stato una volta. Possiamo allungarci fino a Fratte in modo da prendere già oggi possesso del Palazzo e passare lì la notte.

In fondo dobbiamo ancora familiarizzare col posto.


Allungarono la cavalcata, Fratte non era lontana.





Emanuel. ha scritto:Finalmente giunsero a Napoli la capitale del regno delle due Sicilie, la città era ricca e rigogliosa e questo era visibile da qualsiasi angolazione la si potesse visionare. Le genti indossavano abiti di lusso e le strutture architettoniche di gran pregio, le case seguivano un progetto architettonico ben definito e non collocate un pò al caso come nei paesi era solito fare.

Emanuele, come sai pochissimo tempo fa sono stato Nominato Visconte di Fratte. Il feudo non è molto lontano da qui, ci sono stato una volta. Possiamo allungarci fino a Fratte in modo da prendere già oggi possesso del Palazzo e passare lì la notte.

Emanuele annuì alle parole del padre per poi replicare

"Va bene padre, vi chiedo solo un attimo di pazienza, in una bottega poco vicina avevo ordinato tramite missiva un oggetto, potremmo fare una breve sosta?"

All'assenso del padre seguirono l'indicazione di Emanuele, giunsero in pochi minuti dinanzi una bottega ben rifinita, il ragazzo scese da cavallo e vi entrò, pochi minuti ed uscì senza portare nulla tra le mani ma con un sorriso di chi nascondeva un segreto.

Si avvicinò al cavallo e mentre rimontava le passò davanti una bellissima dama dai capelli d'oro e gli occhi azzurro mare, portava tra le mani dei libri, Emanuele la guardò rimanendone catturato per poi ammiccarla con lo sguardo con quel suo solito fare da dongiovanni.

"Papà scusatemi altri due minuti cortesemente"

si allontanò frettolosamente accostandosi accanto alla bella dama, tra tanti gesti e sorrisi pose il suo braccio alla vita di lei sussurrandole all'orecchio, i due si fermarono e la dama d'azzurro vestita di raso e oro scrisse su un foglio qualcosa che Emanuele prese e piegando ripose in tasca. Un bacio frettoloso sulla guancia seguito da un inchino e fece di ritorno dal padre

"Ora possiamo andare padre, scusate se vi ho fatto attendere"

Rimontò a cavallo guardando il padre con aria da mascalzone e prendendo saldamente le redini concluse

"Cosa ne dite di una bella galoppata ad andatura veloce per ridurre i tempi? la stanchezza inizia a farsi sentire"

il viso di Emanuele anche se mascherato celava i segni delle notti perdute ma con il suo solito atteggiamento da spavaldo cercava di mascherare la stanchezza.

Continuarono il viaggio abbandonando i rumori della città e si ritrovarono in aperta campagna ove l'aria pulita e fresca inebriava i loro corpi, purtroppo la serenità di quei luoghi fu interrotta da due uomini che si interposero sulla strada, avevano il volto celato e le loro intenzioni erano ben chiare, Emanuele guardò il padre con sguardo serio e cercando di trasmettergli l'intenzione di ostacolarli anche con la forza se fosse stato necessario. Attese un cenno del padre, cosa poi sarebbe accaduto era ignaro.





--I_briganti ha scritto:Appostati nella radura all'ombra degli alberi che fiancheggiavano la strada, i briganti erano pronti a fare dei passanti le loro vittime più appetitose. Le giornate trascorrevano tra piccoli furtarelli di dame solitarie e giovani pivelli. Improvvisamente uno dei due lestofanti aguzzò lo sguardo vedendo arrivare due uomini a cavallo

Questi polli mi sembrano ricchi, guarda che lusso ha quello sulla destra, diamoci dentro che stasera festeggiamo con il ritorno a casa ed un bel bottino da dividerci

disse uno dei due all'altro. Appena si avvicinarono di 2 o 3 metri piombarono sulla strada occupandola per intero, uno armato di bastone e l'altro di un coltello che agitava minacciando

Avanti signori siamo qua per alleggerirvi del carico, non ringraziateci lo facciamo con piacere

rise uno dei due alla battuta appena fatta, si avvicinarono chi all'uno e chi all'altro puntando al bottino e senza scrupoli se vi fossero state reazioni





Elle ha scritto:Ernesto strinse i denti e sguainò la spada. Non aveva alcuna intenzione di lasciarsi sopraffare da due balordi.

Il figliò lo seguì nel gesto. Ernesto fece impennare il cavallo in modo da far arretrare i lestofanti. A dire il vero, erano due uomini molto stupidi, come avrebbero mai potuto derubare due uomini armati di spada e soprattutto a cavallo ?

Quegli essere sporchi e malandati indietreggiarono ai colpi dei due, Ernesto ed Emanuele sventolarono le spade come se volessero semplicemnete allontanarli, ucciderli non ne valeva la pena. Erano solamente due poveracci.

I banditi cercarono di reagire ed uno ferì il cavallo che nitrì per il dolore. Ernesto stizzito da quel gesto cercò un affondo colpendolo però solo alla spalla. Il bandito fuggì nascondendosi nella vegetazione. Fu un attimo, Ernesto girò lo sguardo e vide il figlio affrontare l'altro bandito....

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Re: [GDR] Ricordi

Messaggio  Emanuele il Dom Nov 11, 2012 1:47 pm

Emanuel. ha scritto:La tensione aumentava ed i nervi erano a fior di pelle, Emanuele al gesto deciso del padre lo seguì di istinto brandendo la spada e imponendola minacciosamente contro i lestofanti, i cavalli si dimenavano percependo il pericolo ed un brigante al fine di disarcionarli ferì la zampa del suo cavallo che iniziò a sanguinare copiosamente. L'ira gli salì agli occhi non ragionando, scese dal cavallo ferito e con un calcio in pieno petto fece cadere il brigante mentre il padre si occupava dell'altro.

Roteò la spada nelle mani mentre riuscì a dire solo quelle parole mentre con la coda dell'occhio vide il suo cavallo accasciarsi a terra

"Non meriti di vivere inutile verme!"

l'uomo disarmato era steso sul terriccio mentre il piede del ragazzo gli premeva sul petto. Emanuele alzò la spada e l'affondò poi con tutta la forza che aveva, un gemito di un uomo si sentì che spezzò l'aria, la spada del ragazzo sfiorò la gola del brigante ferendola seppur lievemente

"Ringrazia Aristotele che esiste una legge su questa terra che tutela la tua sporca vita e che io non sono un vile"

la sua voce era intrisa di rabbia, sfilò la spada allontanandosi dall'uomo di pochi passi, costui vedendo via libera non attese nello scappare con il suo collega. Emanuele si avvicinò all'animale, gli occhi di quest'ultimo completamente sdraiato al suolo in una pozza di sangue erano lucidi mentre un filo di lacrima ne segnava l'enorme muso.

Il cuore del ragazzo si spezzò davanti a quella scena pietosa, guardò il padre mordendosi le labbra per poi ritornare a fissare il cavallo, alzò la spada e la scagliò verso quest'ultimo, si udì solo un sibilo acuto e null'altro.

Senza esprimere una sola parola si voltò pulendo la spada sulle foglie di un cespuglio adiacente lasciandole così brillare al sole di un rosso carminio, rinfoderò la spada e senza proferire parola montò sul destriero del padre al fine di proseguire quell'estenuante viaggio.




Bianca.martina ha scritto:Eszetergom, Ungheria 24 Ottobre 1460

Sophia Bianca Martina si trovava nel piccolo accampamento, seduta in una segiola.
Pensava e ripensava alla sua vita, tutto ciò che aveva fatto le scorreva davanti come delle tele dipinte dal miglior maestro d'arte.
Si accarezzò il viso, leggermente arrossato dalla calura che regnava dentro la tenda, erano di tessuto buono, le avevano comprate in francia, per gli accampamenti invernali.

Per un' attimo la mente tornò indietro nel tempo, a quando viveva nella sua Tagliacozzo... un susseguirsi di immagini, di volti, di brevi battute scambiate qua e là con gli amici in taverna.... fino a fermarsi a lui.. il suo caro amato padrino Ernesto.
Sapeva che da poco aveva ricevuto il titolo di Visconte di Fratte, e ancora non aveva mandato a lui gli auguri, "imperdonabile " pensò fra se e se.

Si alzò tenendo l'elsa di pandora in modo da non urtare contro i lettini dei soldati feriti, ed uscendo dalla tenda si diresse verso la sua.

Jó reggelt, ezredes, hová megy a sietség?
Che cavolo te ne frega dove vado, ungherese del piffero, scansati...Lo spinse urtandolo con il braccio, lo fulminò con lo sguardo e continuò a camminare

Con un gesto della mano scostò il telone d' ingresso della tenda e chinando il capo entrò.

Slacciò la cintola della spada e adagiò lo scudo vicino allo scrittoio, pronti per essere impugnati qualora ve ne fosse stato bisogno.

Aprì una piccola scatola, prese un foglio di pergamena e il calamanio.
Svitò dolcemente tenendo con le dita il coperchio della china... lo adagiò e intinse il pennino nell'inchiostro scuro...

[rp]Carissimo Ernesto, mio adorato padrino, come state?
ho saputo che da poco avete ricevuto il titolo di Visconte di Fratte, e volevo porgervi i miei più sinceri auguri.
La mia vita è molto cambiata da quando sono andata via due anni fà dall'abruzzo, siete a conoscenza degli avvenimenti che hanno segnato la mia vita, ma non vi nego che mi mancate, mi mancano i vostri consigli, e le vostre tirate d'orecchio, quando, io impulsiva come sempre mi buttavo a capofitto in qualsiasi cosa mi si proponeva.
Mi è mancato e mi manca tutt'oggi il vostro pugno fermo nel gestire la vita.
Qui comincia a far freddo, e le giornate sono molto piu corte...
Dopo questa campagna penso di prendermi una licenza... vorrei venire a trovarvi, sempre che vi faccia piacere.

Che mi dite di voi? raccontatemi ....
Nell'attesa di una certa risposta, vi mando un abbraccio
Vostra
Sophia Bianca Martina von Frundsberg[/rp]

Arrotolò la pergamena e chiamò un messo che si erano portati appresso in questa spedizione.

Senti Orazio, devi consegnare questa mia missiva in abruzzo, imbarcati, vai al porto, e consegnala al Castello di Fratte, è per il Visconte Ernesto Samuel Corleone, è importante, vedi di non perderla come l'ultima volta, se non vuoi perdere l'altra nocciolina che ti ritrovi nei pantaloni , CHIARO?
Comandi Colonnello disse l'uomo deglutendo vistosamente e si mise in cammino per il porto.
Non passarono molti giorni, e il messo giunse a destinazione con la lettera del Colonnello, la consegnò ad un 'altro messo che avrebbe provveduto a farla avere al Visconte.

Non contento però Orazio si avvicinò alla finestra per accertarsi che la sua consegna non venisse cestinata come carta straccia, al sol pensiero di perdere l'altra nocciolina gli venivano i brividi.
Vide una serva entrare in una bibblioteca e adagiare la lettera sullo scrittoio...

Ecco ora si che posso tornare in ungheria.





Elle ha scritto:Dopo il piccolo intoppo i due ripartirono. La sera era ormai giunta da un pezzo, ma Fratte era vicina, inutile fermarsi a riposare.

Emanuele.... da domattina proseguiremo in carrozza, altroché - disse ridendo il padre.

Dopo altri trenta minuti giunsero al feudo. Era la prima volta che Ernesto ci metteva piede da padrone ! All'ingresso delle mura la gente del posto lo riconnobbe subito inchinandosi a lui. Ernesto sorrise e li salutò, ma la prima cosa che il Visconte notò è che le mura non erano protette da nessuna guardia. Forse il feudo era stato trascurato troppo dal suo vecchio Signore.

Arrivarono al Castello e nemmeno lì vi erano miliziani.

Questo posto avrà bisogno di una bella riupulita

Smontarono da cavallo ed affidandolo allo stalliere attraversarono il ponte precedentemente abbassato per entrare.

Oh finalmente ci riposiamo un po' - pensò il Visconte indolenzito.

I servi accorsero all'ingresso ansiosi di conoscere il loro nuovo padrone. Uno si avvicinò consegnandogli una pergamena per poi ritirarsi.

Emanuele vai nella tua stanza e dormi, domattina all'alba ripartiremo per arrivare in serata a Corleone.

Ovviamente prima, mettiamo qualcosa sotto i denti
- Rise e si avviò nella sala da pranzo dopo aver ordinato una cena.




Emanuel. ha scritto:Il giorno andava all'imbrunire, il cielo era una gamma di sfumature violacee, rosse ed arancio intenso, all'orizzonte si delineava sempre maggiormente la sagoma fisica della viscontea di Fratte.

Finalmente siamo arrivati - pensò Emanuele -

giunti alle porte del feudo delle persone accorsero ad accoglierli, il giovane si guardava intorno e notava l'abbandono di quella terra alla mercè di coltivatori che poco si occupavano dell'avvenenza estetico-culturale del feudo ma che si finalizzavano solo nella mera coltivazione della terra per giovarne dei proventi.

Emanuele vai nella tua stanza e dormi, domattina all'alba ripartiremo per arrivare in serata a Corleone...Ovviamente prima, mettiamo qualcosa sotto i denti

disse il padre mentre smontavano da cavallo, Emanuele annuì oramai allo stremo delle forze sia psicologiche che fisiche, un contadino gli si avvicinò per mostrare ad egli la strada e dopo che salutò il padre lo seguì senza proferire parola.

Entrò in una camera ampia ed illuminata dal tramonto ormai alle porte, il mobilio era impolverato come le lenzuola che coprivano il letto, indice di un inutilizzo dell'ambiente, Emanuele tolse le lenzuola che rivestivano il letto lasciandole cadere al suolo, una nube di polvere si alzò ed egli guardando in alto scosse la testa, non era mai stato fissato per la pulizia ma neanche quegli schemi erano alla sua portata. Tolse la sopraveste sbottonando la camicia, si sedette sul letto per togliersi gli stivali, l'appetito oramai aveva abbandonato il suo istinto prioritario, si lasciò cadere supino sul letto...un attimo solo per poi tutto assopirsi in un tacito silenzio dimenticando la cena che di li a poco sarebbe stata servita a tavola.




Elle ha scritto:Ernesto mangiò la squisita cena preparata dai migliori cuochi di Fratte. Le prelibatezze di quelle terre erano eccezionali.

Emanuele non si presentò a cena ed il padre non intendeva disturbarlo. decise così, di leggere la missiva che gli era arrivata poco prima, chissà chi era.

S'avviò nella biblioteca del castello, dove purtroppo mancavano molti libri. Il vecchio Visconte doveva essere davvero un nullafacente.
Seduto alla scrivania, ruppe il sigillo e con gran stupore s'accorse che si trattava di un'amica di vecchia data, anzi... forse qualcosa di più.

La lesse con le lacrime agli occhi, non l'aveva mai dimenticata ma s'era rassegnato al fatto che non sarebbe più tornata. Forse era anche impossibile riprendere quel vecchio rapporto di complicità ma un solo abbraccio gli avrebbe fatto piacere.

Non esitò un attimo, finito di leggere prese una pergamena pulita ed iniziò a scrivere...

[rp]Carissima Martina,
Permettimi di scriverti dandoti del tu in segno della nostra amicizia ed anche tu puoi e devi fare altrettanto.
Ti ringrazio innanzitutto per gli auguri, aspettavo questo feudo da parecchio e dopo tanti sacrifici mi ritengo abbondantemente soddisfatto, ma tu mi conosci, non finirò mai di accontentarmi. Ho molti altri obiettivi.

Questa tua lettera mi ha fatto non piacere, ma molto di più. Non scambiamo ormai due parole da anni e non ho più avuto notizie di te, è davvero bello sapere che non mi hai dimenticato e che stai bene.

Al momento sono molto impegnato nella politica del Regno, come sempre del resto, me l'hai sempre rinfacciato quando ti dicevo che ti sarei venuto a trovare prima o poi, conscio del fatto che difficilmente ci sarei riuscito.
Accetto volentieri una tua visita, anzi, qualora tu tornassi potrai restare per tutto il tempo che vorrai a Fratte, Navelli o nella mia residenza di Avezzano e se vorrai anche al palazzo Corleone. Alle amiche non si nega mai nulla.

Ti aspetto volentieri, stai attenta in giro, sei una donna forte e coraggiosa ma i barbari non si fanno scrupoli.

Domattina parto per Corleone, ho un po' di cose da sbrigare in famiglia. Spero di rileggere presto una tua nuova missiva,

Un abbraccio
Per te,
L[/rp]

Sigillò la pergamena e la consegnò ad un messo, l'indomani sarebbe dovuto partire e consegnare la sua risposta. Con un sorrise congedò il ragazzo e si ritirò nella sua camera da letto.
Domani sarebbe partito per Corleone.



Elle ha scritto:Il sole illuminò le tende bianche di seta facendo trapassare una luce leggera che illuminò l'intera stanza. Gli occhi si aprirono leggermente infastiditi dai raggi luminosi.
Alzò la testa gemendo per il sonno. Si sgranchì le ossa una volta alzato e si recò in bagno per sciacquarsi il viso.

Dopo poco scese di sotto dove incontrò il figlio che faceva colazione.

Buongiorno ragazzo - disse il padre sorridendo.

Fra poco si parte, con la carrozza eh - Strizzando l'occhio al figlio fece colazione e dopo poco andò a riprendere mantello e cappello. Non usciva mai senza.

La carrozza, come ordinato in precedenza, era pronta. Seguiranno due guardie a cavallo che scorteranno i due fino a Corleone.
Il cocchiere era come al solito un vecchio amico di Ernesto, il fido Gustavo, che da sempre lo seguì e lo servì, fin da piccolo.

Tutto era pronto, un ultimo sguardo al Castello e lo lasciarono fra i commenti della gente.
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Re: [GDR] Ricordi

Messaggio  Emanuele il Dom Nov 11, 2012 1:56 pm

Emanuel. ha scritto:La giornata era limpida e fresca, le temperature andavano abbassandosi in procinto dell'imminente inverno, Emanuele dormì tutto il pomeriggio e la notte riacquistando il sonno perso i giorni addietro, scese nella sala da pranzo del castello dove gli venne servita una lauta colazione, aveva una fame mostruosa ed iniziò senza attendere il padre... egli avrebbe compreso.

Dopo qualche minuto sentì dei passi alle sue spalle e la voce inconfondibile del padre

"Buongiorno ragazzo, Fra poco si parte, con la carrozza eh"

Emanuele salutandolo annuì, quel viaggio era ormai da completare poichè sicuramente a Corleone c'erano persone che li attendevano. Dopo mangiato si diressero nel cortile antistante l'uscita ove tutto era già pronto, salì in carrozza dopo il padre quando gli zoccoli dei cavalli battenti sul terriccio annunziarono l'inizio del viaggio.

Trascorsero tutto il tempo del viaggio parlando di varie argomentazioni anche gestionali ed economiche dei municipi che stavano amministrando, il ragazzo notava il volto del padre preoccupato ed in cuor suo ne immaginava la motivazione, il tempo fluiva veloce quando, finalmente, all'orizzonte si vedeva la splendida città di Corleone




Elle ha scritto:Il piccolo borgo di Corleone iniziava a splendere alla vista dei due. Il viaggio nel battello aveva leggermente turbato lo stomaco del Visconte ma cercava di non farlo notare al figlio. Non era mica abituato.

Era ormai sera inoltrata, la carrozza viaggiava spedita verso il palazzo Corleone. La folla salutava i due all'ingresso in città. I Corleone sono sempre stati fedeli ai cittadini del paese, non gli avevano mai fatto mancare nulla.

Giunti a palazzo, ad Ernesto venne un senso di malinconia, gli mancava tornare a casa. Per Emanuele forse era come la prima volta. del resto l'ultimo viaggio a Corleone fu fatto quando aveva la tenera età di undici anni.

Ernesto entrò in casa pronto per presentarsi ai suoi cari.... chissà se lo aspettavano.




Aster_x ha scritto:Signorino Guglielmo - disse la voce del caro Arcibaldo - Oh, scusatemi, Signor Barone.... sapete, tanti anni al vostro servizio, benchè sia ormai passato tanto tempo sono ancora abituato a chiamarvi Signorino, spero mi perdonerete questa vista come tutte le altre passate.
Volevo avvisarla che è giunto vostro fratello Ernesto a palazzo....

Guglielmo andò incontro al maggiordomo mentre questo ancora parlava.
Caro Arcibaldo, quand è che smetterete di preoccuparvi di queste sciocche formalità? mi avete seguito fin dalla mia più tenera età... - e lasciò cadere il discorso - ... Mio fratello è qui? Bene... e grazie per avermi avvisato.

Guglielmo si precipitò verso l'ingresso senza dare il tempo ad Arcibaldo di dargli la seconda notizia, ma il barone l'avrebbe presto scoperta con probabile maggiore entusiasmo.
Appena giunse al cospetto del fratello infatti non poté non notare che non era giunto solo.
Carissimo... - lo salutò abbracciandolo - ...sono felice di rivederti, come stai?
Anzi, prima di qualunque convenevole... andiamo a sederci nel salone, così potremo chiacchierare comodi e mi farai fare la conoscenza anche del nostro ospite.


Guglielmo ancora non aveva riconosciuto il nipote nella figura del giovane ragazzo affianco al fratello. Erano passati quasi sette o otto anni, non ricordava neanche più lui bene, dall'ultima volta che lo vide... e quanto cambiano i ragazzi proprio in quegli anni




Elle ha scritto:Del nostro ospite ? disse ridendo di gusto.

Caro fratello, lui è mio figlio, è cresciuto ma sepre mio figlio rimane - Era da molto che non andava al palazzo col figlio per questo molto probilmente, non si ricordava il suo volto.

Emanuele, ti ricordi di zio Guglielmo no ? beh anche lui sta invecchiando spero di si... e ridendo lo seguì verso il salone




Emanuel. ha scritto:Emanuele, ti ricordi di zio Guglielmo no ? beh anche lui sta invecchiando spero di si

Il ragazzo si girava intorno poiché poco ricordava di quegli ambienti anche se piccoli deja vu riportavano alla mente scene passate, volse lo sguardo verso lo zio, egli era un uomo abbastanza alto capelli castani anche se brizzolati ai lati, due occhi fieri e lineamenti molto simili a quelli del padre, d'altronde erano fratelli.

"Diciamo che per entrambi è passato molto tempo e le immagini risultano sbiadite, l'importante però è recuperare il tempo perso."

Si avvicinò allo zio piegando il capo in basso verso quest'ultimo in segno di rispetto

"E' per me un piacere rivedervi carissimo zio Gugliemo"

dopodichè affiancando il padre si recarono tutti nell'ampio salone.




Lordenrico ha scritto: In quei giorni Enrico si trovava presso il palazzo Corleone. Erano giorni intensi. Il casato cominciava ad avere un peso maggiore nella panoramica del regno, ma come sempre alla fama seguivano ulteriori problemi da affrontare e risolvere.

Mentre era affaccendato a meditare delle soluzioni fu avvertito da un domestico dell'arrivo di suo zio Ernesto e di suo figlio Emanuele.
Emanuele....si lo ricordava....la differenza di età non era molto ma Enrico aveva frequentato il palazzo di famiglia molto più di lui essendo il futuro Delfino. Lo ricordava a malapena ed era impaziente di rivederlo e di passare finalmente del tempo con un suo cugino.

Sistematosi scese le scale per giungere al salone. Aprì la porta e trovò insieme ai familiari arrivati suo padre Guglielmo.
Dopo uno sguardo con quest'ultimo, si erano già salutati in precedenza, andò ad abbracciare lo zio Ernesto per poi dirgli:

"Finalmente siete arrivati, ci avete impiegato parecchio, se è successo qualcosa di emozionante devi raccontarmelo, che so....magari hai rapito una bella donzella per strada" - rise, poi rivolgendosi ad Emanuele gli disse sorridendo -"Ne è passato di tempo! Felice di tornare a palazzo cugino?"




Dafne ha scritto:[i]La sua domestica entrò nella sua stanza per avvisarla dell'arrivo dello zio Ernesto.
Era davvero molto che non lo vedeva. In più lo zio Enrico le aveva messo addosso una certa curiosità,
anzi , l'aveva proprio torturata dicendole che lo zio Ernesto portava con sè una bella sorpresa.
Che fosse divenuto Visconte era ormai risaputo , quindi non poteva essere quello,
ma per quanto si interrogasse , proprio non riusciva a capire di cosa poteva trattarsi.
Quindi appena la domestica entrò in camera sua , lei si precipitò a salutare lo zio.
I suoi famigliari si erano appena accomodati nel salone , entrò e corse ad abbracciare il nuovo arrivato .

"Zio Ernesto , che bello rivederti ... fatti un pò vedere , sei bello come sempre!"

Notò solo in un secondo momento il ragazzo accanto a suo zio ... sembrava lo zio Ernesto da ragazzo.

"Non dirmelo , sei mio cugino Emanuel vero?" chiese sgranando gli occhi.




Emanuel. ha scritto:L'ambiente andava scaldandosi man mano e la famiglia a radunarsi nella sala, Emanuele era un pò stranito, troppo il tempo passato e vaghi i ricordi dei volti, entrò un giovane e con aria affabile salutò il padre con una battuta che subito fece sorridere Emanuele, come sempre buon sangue non mente, alla domanda del cugino rispose con fermezza

"Non sai quanto cugino, e mi fa piacere rivedervi tutti"

subito dopo intervenne una splendida ragazza dai capelli rossi, purtroppo poco rammentava il nome ma i suoi modi di fare mettevano a proprio agio e creavano subito complicità, si avvicinò a lui e lo salutò calorosamente

"E' bello rivederti cugino caro, poi ti racconterò cosa ci è successo"

dopo poco si aggiunse ragazza che con aria sbarazzina gli disse subito

"Non dirmelo , sei mio cugino Emanuel vero?"

Emanuele rise di gusto replicando

"Ebbene si, più bello che mai!!"

l'abbraccio e scompigliandole i capelli aggiunse

"Accidenti come son belle le cuginette, mi sa che dovremmo presenziare a tante lizze cugino!"




Dafne ha scritto:Dafne rise alla battuta ...

"Ehi non mettertici anche tu , basta lo zio Enrico !"

Abbracciò ancora sua cugino , era troppo felice fosse lì .Non si ricordava nemmeno se si erano mai visti.
Le missive che si scambiavano in famiglia avevano da sempre avuto il potere di tenerli uniti .
Era come se vivessere tutti insieme anche se , invero , non era così.
Per cui era impossibile vedere Emanuel come un estraneo , dato che zio Ernesto parlava molto di lui.
Si rivolse al nonno e allo zio Enrico

"Avete già chiesto di servire il thè? Saranno tutti infreddoliti ..."

Non attese la risposta , chiamò a sè Arcibaldo e gli chiese di provvedere.
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