[GDN] Fragile Incanto 2 : Tra Paradiso ed Inferno.

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[GDN] Fragile Incanto 2 : Tra Paradiso ed Inferno.

Messaggio  Emanuele il Gio Feb 28, 2013 2:56 pm

Realizzato da Emanuele Federico Corleone nella parte di Demon_tentateur e di Evolina Sophia d'Oria nella parte di Iltuoangelo


--Iltuoangelo ha scritto:Luci chiare e tenue, avvolgevano lo spazio intorno all'angelo.

Gli alberi, posizionati qui e là, rendevano quel giardino ancora più elegante. Mille e mille schizzi di colori,provenienti, dalle più svariate specie di fiori, adornavano quel posto conferendogli un velo che lo rendeva incantato.

La luce e l’ombra si inseguivano intorno a lei, in un’eterea danza, accompagnata da un mistico ed intenso profumo di fiori che avvolgeva quell'aria tipicamente primaverile.

E proprio lì all'ombra di una quercia secolare,seduta su una roccia, l'angelo disegnava quel che vedeva con i suoi occhi.

Disegnava serena,felice, accompagnata da dolci sensazioni che il cuore le suggeriva.

Con gli occhi, posava l'attenzione su ogni piccolo particolare,riportandolo come un riflesso sulla tela. La mano, con piccoli movimenti tracciava qualche linea e poi si soffermava per ricercare, tra i suoi colori, le tonalità che più si avvicinassero a quel posto.

Un ultimo ritocco ed il dipinto era pronto. Vi allegò una pergamena:

[rp]
Mio dolce demone,
ho una sorpresa per te..
Questa è la chiave per raggiungere l'Eden.

Con amore

Il tuo angelo
[/rp]

E fece in modo che il tutto, giungesse nelle mani del suo dèmone.



--Demon_tentateur ha scritto:...l'anime triste di coloro/che visser sanza 'nfamia e sanza lodo/mischiate sono a quel cattivo coro/de li angeli che non furon ribelli/né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro.

(Ignavi e angeli che durante la ribellione di Lucifero non si schierarono né con Dio né con Lucifero)


Nell'arder delle infuocate ceneri si levava la figura di un uomo che dall'alto di una cima mirava il paesaggio contornato da colli cupi ed il divampare delle fiamme che avvolgevano i corpi delle vittime le quali espiavano le colpe di una vita insana.

"Dèmon vi è una missiva per voi"

una voce proveniente dal suolo si levò come un lamento, un uomo strisciava sulla terra infuocata, tale era la sua pena per aver condotto una vita atta solo alla diffamazione dell'altrui persona, uomo che nel mondo dei vivi nulla concedeva al suo prossimo ma, altresì, si dilettava in logorroici discorsi che senza alcuna costruttività erano finalizzati al sol disprezzo nel prossimo, mistificando la realtà al sol giovamento dell'ego personale. Così ora, in questo mondo dove non vi è legge alcuna, era destinato a vivere strisciando sulla nuda terra come un viscido verme, poichè tale era stata la sua passata vita.

"Ma bene chi è costui che si diletta nello scrivere missive indirizzate all'inferno?"

Il demone prese la missiva proseguendo nel suo passo, senza esitazione calpestava le carni di quell'uomo che sotto al suo peso ne gemiva di intensi dolori. Il demone aprì la missiva per leggerne il contenuto, i lembi della carta iniziarono a bruciare sotto le dita della mistica figura ma quand'egli ebbe concluso la stessa prese fuoco nella sua interezza lasciandogli tra le mani una chiave che lentamente diveniva rovente.

"Un angelo che chiede a me di andare nell'Eden, deve essere un folle"

tuonò il demone affinchè tutti potessero udire chinando il capo da tremante timore, con un gesto materializzò dinanzi a se una lettera che sospesa in aria levitava come se la gravità si fosse annullata, man mano che il demone parlava sul foglio, come se incise a fuoco, si delineavano l'una dopo l'altra una sequenza di lettere

[rp]
Carissimo Angelo, il tuo invito mi fa gola ma non ho abbastanza demoni al seguito per poter farti
visita nel regno di colui che al tempo non apprezzò le mie doti, quindi prima di allora, o almeno nel
frangente di tempo in cui tedierò sotto il mio potere orme di uomini così da conquistare il tuo idilliaco
mondo, devo diniegare l'invito ma...

se vuoi incontrare la mia persona nulla toglie che sia tu a venire giù, all'inferno.

Ti farò attendere da un mio schiavo alle porte dell'inferno e costui ti condurrà da me. Vestiti leggera,
qua da noi fa molto caldo.



In fede
IL DIAVOLO

[/rp]

con una spinta della mano fece giungere la missiva all'uomo disteso al suolo

"Consegnala all'angelo e vedi di operare bene se non vuoi che ti coli nella lava estirpando quella putrida carne che ti avviluppa."

queste le ultime parole prima di volarsi alzando le mani sotto il gemito implorante di coloro che venivano puniti per la loro insana vita passata.



--Iltuoangelo ha scritto:Il silenzio di quel bosco incantato, veniva a tratti interotto da una cascata di delicati suoni.
Il canto delle allodole, accompagnavano l' angelo, in quel meraviglioso giardino chiamato Eden.

Si soffermva di tanto in tanto, a guardare un fiore,ammirando le meravigliose opere che il Signore Iddio aveva creato. Sospirava mentre vedeva le farfalle librare nel cielo, gli scoiattoli correre qui e là ed ogni specie animale rincorrersi e giocare in quella immensa vallata.

Il rumore dell' acqua che sgorgava, con potenza,da una cascata che si formava da un ruscello di acqua cristallina, interrompeva quei delicati suoi, divenendo sempre più forte. Camminava lentamente inebriandosi di quell'idillio.

La cascata si gettava in un piccolo laghetto, pieno di ninfee colorate ed altre piante marine. Il rumore dell'acqua era piacevole, dolce, potente. Fece qualche passo e si
sedette su una piccola roccia ad ammirare quell' incredibile spettacolo.

Osservava la cascata, perfettamente incastonata in quel paesaggio verdeggiante percependone i più piccoli particolari.

Angelo ho una missiva per te..

Gabriele, chi l'ha portata?


Non vi era nessuno, quando l'ho trovata angelo.

L'angelo prese la missiva, senza esitazione l'aprì per leggerne il contenuto. Quand'ebbe finito, sorrise deliziata da quella proposta e un improvviso vortice la catapultò fuori i cancelli degli inferi.



--Demon_tentateur ha scritto:« Caronte custodisce queste acque e il fiume e, orrendo nocchiero, a cui una larga canizie invade il mento, si sbarrano gli occhi di fiamma, sordido pende dagli omeri il mantello annodato. Egli, vegliardo, ma dio di cruda e verde vecchiaia, spinge la zattera con una pertica e governa le vele e trasporta i corpi sulla barca di colore ferrigno.»

"Muoviti vecchia melma inumana"

tuonò il Diavolo posto sulla punta della barca traghettata da Caronte...

« Ed ecco verso noi venir per nave
un vecchio, bianco per antico pelo,
gridando: "Guai a voi, anime prave!

Quinci fuor quete le lanose gote
al nocchier de la livida palude,
che ’ntorno a li occhi avea di fiamme rote.

Caron dimonio, con occhi di bragia
loro accennando, tutte le raccoglie;
batte col remo qualunque s’adagia »


recitò maleficamente il diavolo scendendo dalla logorata barca il cui materiale esterno era ricoperto di alghe e gusci di molluschi morti. Fermò il passo ove la luce solcava una linea netta tra la vita e la morte, mirò lo sguardo verso la porta dell'inferno quando, un vortice di nubi nere si avvicinò impetuoso, denti bianchi in un sorriso ironico, braccia aperte, quelle del demone, per poi richiudersi velocemente quando quel turbino si interpose in esse volatizzandosi e lasciando trapelare nella dissolvenza, l'angelo ancor scosso da così frenetico evento.

"Benvenuto all'inferno angelo"

disse sogghignando il demone il cui viso sfiorava quello di così pallida e pura creatura, le ali dell'angelo di un bianco intenso contrastavano il nero e rosso colore di quella macabra figura padrona degli inferi.

Gli occhi del Diavolo scrutavano quelli dell'angelo mentre le mani senza pudore sfioravano quel sacro corpo, un movimento fulmineo, non vedibile all'occhio umano, ed il diavolo si pose alle spalle dell'angelo, le mani fornite di acuminate unghie sfioravano il viso della creatura mentre il viso del demone ne tangeva i morbidi capelli

"Che ci fai qua, cosa credi di trovare qui nelle viscere dell'inferno"

altro movimento velocissimo ed il diavolo prese in braccio l'angelo recandosi verso la barca di Caronte

"Angelo, non sai in che razza di guaio ti sei andato a cacciare, da ora tu sei una delle mie proprietà"

volgendosi verso il vecchio

"remi in mare vecchio putrido essere, portaci all'altra riva ove non vi è speranza di ritorno.


Lasciate ogni speranza, Voi ch'entrate.

I loro sospiri, pianti e lamenti ad alta voce
risuonò attraverso l'aria senza stelle,
in modo che in un primo momento mi ha fatto piangere;
favelle, lingue, orribili,
parole di dolore, i toni di rabbia,
voci alte e fioche, e battendo le mani,
tutto è andato a fare un tumulto, il qual s'aggira
sempre in quell'aura senza tempo tinta,
come la rena quando turbo spira."



--Iltuoangelo ha scritto:«Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l'etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.»


Strane sensazioni, accompagnavano l'angelo, che smarrito, sperso, stordito, si era ritrovato davanti ai cancelli degli inferni.

Cancellate enormi, neri, introducevano quel luogo esoterico, diabolico, tetro.
Tra i fumi ed i colori accesi,le fiamme ed atmosfere da brividi, si aggirava con la sua luce in quei luoghi austeri, scrutando i piccoli particolari.

I colori forti, scuri che circondavano quei luoghi, mai visti prima, le trasmettevano continui stati d'ansia e paura.
Seppur le sue ali, bianche, candide, illuminavano ogni cosa al suo passaggio, la nebbia non permetteva di vedere chiaramente quello che la circondava e ciò le suscitavano ancora più inquietudine.


"Benvenuto all'inferno angelo"


Una creatura mistica, dai lineamenti non definiti le si presentò al suo cospetto.
Paura, timore improvviso, presero in lei ,improvvisamente il sopravvento.
Scrutava i suoi occhi, cercando di cogliere la bellezza interiore di quell'essere.

Il respiro affannoso, intenso, profondo, s'univa alle grida e ai lamenti delle anima che nel'Acheronte erravano senza meta.

"Che ci fai qua, cosa credi di trovare qui nelle viscere dell'inferno"

Lo Guardava con la coda dell'occhio smarrita, mentre lui così vicino a lei, continuava ad accarezzarla senza pudore. Violandola con i suoi respiri profondi ed intensi.

"Angelo, non sai in che razza di guaio ti sei andato a cacciare, da ora tu sei una delle mie proprietà"

Nemmeno un suono emetteva la sua bocca. Cingeva, solamente con il braccio il collo del diavolo che tra le braccia, la conduceva su una vecchia zattera.

Sulla barca, del colore del ferro vi era un uomo: Caronte, pareva chiamarsi.L' uomo dall'aspetto bruto e tetro, trasportava le anime dei morti, muniti dell'obolo, da una riva all'altra del fiume Acheronte.
L'obolo, veniva messa sotto la lingua ai morti, prima che fossero sepolti e coloro che ne erano sprovvisti, erano costretti ad errare in eterno, senza pace tra le nebbie di quel fiume.



--Demon_tentateur ha scritto:Gli occhi puntati verso la riva opposta, il volto compiaciuto per così pregiata preda, e tra le braccia lei, angelo indifeso abbandonato da tutti ed anche dal suo Dio. La zattera giunse all'altra riva, i suoi ospiti ne scesero senza indugio alcuno

"Vai via vecchio ammasso di ossa"

tuonò il Diavolo riferendosi a Caronte che, ubbidendo si staccò con un colpo di remo dalla sponda per recarsi nuovamente in quell'eterno tragitto quale la sua pena l'aveva condannato. Il Diavolo lasciò l'angelo facendo poggiare i suoi candidi piedi sull'arida ed calda terra.

"Legategli le ali affinchè non possa scappare e, semmai dovesse ribellarsi, non esitate a tagliargliele"

sorrise malvagio guardando fisso in quei cerulei occhi

"Bene Angelo vediamo un pò la tua condizione"

iniziò il Diavolo gesticolando con ampi movimenti delle mani mentre le sue vittime si apprestavano a compiere il suo volere legando le ali della mistica figura.

"Sei venuta di tua spontanea volontà nelle viscere dell'inferno a quale scopo? curiosità, eroismo, follia, cosa!?"

istantaneamente il diavolo si volatilizzò per apparire proprio dinanzi all'angelo a pochi centimetri dalla stessa

"Qui il tuo Dio non può giungere quindi inutile invocarlo, da oggi IO sarò il tuo sovrano, mi implorerai pietà e mi servirai fino allo stremo delle forze, camminerai sulle ceneri ardenti e se lo vorrò striscerai nel fango di questa putrida terra"

con un gesto delle mani fece cadere tutti i suoi abiti celestiali denudandola

"Finchè lo vorrò ora tu sarai completamente nuda, dicono che gli angeli non hanno pudore...staremo a vedere"

Una risata malefica fece chinare il capo mentre un servitore porse un lembo di corda al suo padrone ove, all'altro lato di essa, vi erano legate le mani dell'angelo

"Andiamo, il percorso è lungo e dobbiamo giungere nell'oblio, se questo ti ha scosso Angelo non sai ancora cosa ti stia attendendo"

Fu così che si misero in cammino verso i cunicoli dell'inferno



--Iltuoangelo ha scritto:L' Acheronte rappresentava il confine dell'Inferno per chi arrivava dall'Anti-Inferno.

Seduta, su quella zattera di ferro, l'angelo, tra le braccia del demone, scrutava l'ambiente che la circondava. L'acqua stagnate, nera come la pece non lasciava intravedere il fondale.
Ogni tanto, delle anime risalivano a galla, appoggiando le mani contro la barca,invocando pietà con laceranti grida di dolore.

I visi deformati dalla morte che dapprima,nell'acqua, erano poco lineri man mano diventavano sempre più vividi: uomini, donne, bambini strappati alla vita, le puntavono addosso mille sguardi.

Grida furiose, lamenti continui, si susseguivano nell'invocare aiuto a quel demone.

Quel viaggio di pochi minuti,le pareva durare ore. Sensazioni mai provate prima prendevano vita in lei: tristezza, angoscia, compassione, pietà.
Giunti ai piedi di alte montagne che circondavano quel piccolo terreno, un improvviso tuono, squarciò il cielo nero sopra di loro.

Il Diavolo, con gesti delicati che quasi cozzavano, con il suo aspetto e la sua figura, l'aiutò ad adagiarsi su quel terreno.
Si guardò intorno, perdendosi nella vastità di luogo.

"Legategli le ali affinchè non possa scappare e, semmai dovesse ribellarsi, non esitate a tagliargliele"


Abbassò lo sguardo impaurita, mentre il demone non le staccava gli occhi di dosso.

Tremante, amareggiata, deglutì le lacrime.Si piegò nelle braccia, quasi come a voler nascondere le sue ali, per poi voltarsi: centinaia di occhi l'osservavano, scrutandola con sguardi di disprezzo ed arroganza.

"Bene Angelo vediamo un pò la tua condizione..Sei venuta di tua spontanea volontà nelle viscere dell'inferno a quale scopo? curiosità, eroismo, follia, cosa!?"


Il demone la fissava con aria interrogativa, lì a pochi centimetri da lei.
Sentiva la sua presenza, violarla nell'intimo mentre il calore del suo corpo, le suscitava, sensazioni mai provate prima.

"Qui il tuo Dio non può giungere quindi inutile invocarlo, da oggi IO sarò il tuo sovrano, mi implorerai pietà e mi servirai fino allo stremo delle forze, camminerai sulle ceneri ardenti e se lo vorrò striscerai nel fango di questa putrida terra"


"Dio non abbandona mai i suoi figli perché essi valgono più di qualsiasi altra creatura al mondo."


Gli disse con un filo di voce mentre un nodo le attanagliava la gola.

Poteva sentire gli occhi dei presenti incollati sul suo corpo mentre con passo rapido, il diavolo le girava intorno, sfiorandola con gesti repentini. Le sue ali ormai improgionate stavano perdendo lucentezza.

Una risata malefica echeggiò per tutto l'ambiente. Isuoi abiti, furono riversati sul pavimento. "Finchè lo vorrò ora tu sarai completamente nuda, dicono che gli angeli non hanno pudore...staremo a vedere"

Completamente nuda, si ritrovò al suo cospetto.

Abbassò il viso, guardando il suo corpo denudato. Inerme, chiuse gli occhi ed una lacrima silenziosa le scivolò dapprima sul viso per poi morire sul collo mentre un servo le legava le mani ad una corda che in pochi istanti fu nelle mani dell'angelo rosso.

"Andiamo, il percorso è lungo e dobbiamo giungere nell'oblio, se questo ti ha scosso Angelo non sai ancora cosa ti stia attendendo"

Il demone la trascinò per pochi mentri, fino ad arrivare in una terra arida,desolata, sterile. Il buio denso, che pochi attimi prima aveva lasciato spazio a uno sfavilli di luci, aggredì nuovamente i suoi occhi annebbiati dalle lacrime.



--Demon_tentateur ha scritto:E fu così che il Diavolo accerchiato dai suoi servitori e tirando dietro di se l'angelo, varcò le porte del Purgatorio, in esso le anime abbandonate aleggiavano e si dimenavano poichè erano perse nel nulla, anime che non avendo ricevuto il battesimo rimanevano sospesi tra il paradiso e l'inferno.

Con un colpo tirò la corda a se facendo sì che l'angelo gli giungesse al canto, piegata su se stessa, tremante il corpo ed il viso umido dalle lacrime versate, senza pietà alcuna il diavolo prese il viso minuto e fragile di quel candido angelo e con la lingua ne profanò le caste labbra per poi baciarlo con violenza e poderosamente. Si allontanò da ella guardandola in viso, rise per poi proferire

"Ti possiederò angelo prendendomi la tua purezza, sarai mia finchè lo vorrò e tu, delizierai ogni mio capriccio e depravato desiderio"

mentre camminarono si vedevano piccoli corpi di neonati distesi al suolo senza vita, o uomini che fuoriuscendo dalle aleatorie pareti allungavano le mani cercando salvezza, il Diavolo avvicinandosi ad uno di essi prese il viso di costui in una mano e con un repentino gesto gli staccò la testa lasciandola rotolare sul terreno avvolto dalla foschia. Così avvolto nella medesima foschia era quel luogo.

"Stupidi esseri senza senso, questi sono tali anime, sono inutili oggetti e come essi vanno trattati"

alzò nuovamente quella mano, le unghie affilate e lunghe apparivano come artigli, dinanzi a loro si aprì un cancello alto e per borchie conteneva simboli di morte e cani a tre teste.

"Avanti datevi una mossa esseri ignobili"

guardò l'angelo e quando lo sguardo di lei incrociò il suo si irrigidì stranamente, senza farsi destare guardò dinanzi a se

"Voglio vedere l'angelo tra il vizio e la lussuria, vediamo se dentro di lei vi è desiderio di sesso mortale"

rise di gusto mentre senza rallentare varcò la soglia facendo richiudere dietro di loro quell'invalicabile cancello.



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Re: [GDN] Fragile Incanto 2 : Tra Paradiso ed Inferno.

Messaggio  Emanuele il Gio Feb 28, 2013 5:10 pm

--Iltuoangelo ha scritto:Tra l'inferno e il Paradiso, vi è una zolla di terra, circondata dagli oceani, chiamata ant-inferno. Al centro di questa isola emerge dalle viscere della terra una montagna assai imponente.

Questo luogo,assai tetro ed oscuro, prende il nome di Purgatorio.
Il purgatorio è un luogo intermedio dell’aldilà, costituito da 7 cornici, corrispondenti ai 7 peccati capitali (superbia, invidia, avarizia e prodigalità, gola, lussuria, ira e accidia) che vanno dal peccato più grave a quello meno grave man mano che si sale e ci si avvicina a Dio.

Qui, le anime, vi si trovano in uno stato transitorio poichè hanno l'opportunità di raggiungere la salvezza attraverso l’espiazione dei peccati commessi in vita, che non siano troppo gravi o dei quali ci si sia adeguatamente pentiti.

In quel posto così austero, l'angelo accovacciata a terra tremante, si stringeva tra le braccia cercando, vanamente, di scaldarsi. Sapeva che il freddo proveniva dal suo animo...da quella sensazione mai provata prima che gli uomini chiamano comunemente "paura".

I capelli le coprivano parte del viso, ancora bagnato dalle lacrime. La pelle non più candida, era macchiata di quella polvere che s'alzava ogni tanto a causa del vento che proveniva dall'oceano. Le sue ali, non più bianche candide, ma di un colore più tenue ancora legate, si stavano a poco a poco spogliando della loro bellezza.

"Ti possiederò angelo prendendomi la tua purezza, sarai mia finchè lo vorrò e tu, delizierai ogni mio capriccio e depravato desiderio"


Con violenza, il demone prese il vuo viso in una mano e con impeto posò le sue labbra contro quelle dell'angelo spaventato.

"io appartengo solo al Padre mio"

Sussurrò con voce roca, mentre poggiava la mano destra sul viso…sul viso stanco, per asciugare le lacrime che incessantemente scivolavano dai suoi occhi.

Nuovamente, sentì la corda tirarla, segnale che il cammino stava riproseguenso. Si diede una leggera spienta e si alzò all'impiedi nonostante il tremolio alle ginocchia intorpidite, dalla posizione assunta per svariati minuti.

Il viso chino, s'alzò per pochi attimi. Momenti in cui fissò gli occhi in quelli del demone:
non conosceva il male l'angelo. Priva di malizia,non vedeva cattiveria in lui, nonostante quello che le stesse accadendo. Lo guardava, lo scrutava nel profondo cercando di cogliere in lui la fiamma del bene.


"Voglio vedere l'angelo tra il vizio e la lussuria, vediamo se dentro di lei vi è desiderio di sesso mortale"


Quelle parole, miste alle risate del diavolo, riecheggiarono in ogni dove. L'angelo ignaro di quello che sarebbe avvenuto, sospirò profondamente mentre vedeva le enormi cancellate di quel posto chiudersi dietro di loro.




--Demon_tentateur ha scritto:Nel girone della Lussuria ivi era presente Minosse orribilmente ringhia di rabbia: egli è il giudice infernale che giudica i dannati che gli si parano davanti, attorcigliando la sua coda attorno al corpo tante volte quanti sono i cerchi che i dannati dovranno scendere per ricevere la loro punizione. Quando i dannati gli si parano davanti infatti confessano tutte le loro colpe e Minosse decide, quale gran conoscitor de le peccata.

In questo luogo buio, dove riecheggiano i pianti, si sente muggire il vento come quando in mare scatta una bufera, per via dei venti contrari che si incrociano; ma questa tempesta infernale non si arresta mai e sbatte gli spiriti con la sua violenza, in particolare quando essi passano davanti a una rovina aumentano le strida, il compianto, il lamento e le bestemmie.

Fu così che il Diavolo con il suo seguito giunse dinanzi al Minosse, egli abbassò il capo dinanzi al Diavolo per poi con occhi rosso sangue posarli sull'angelo, la sua coda impazzì poichè ella esente da peccato, ringhiò con forza verso l'angelo, la bava come schiuma inondò la bocca, gli artigli lucenti si avventarono su quell'esile figura quando, come un lampo, gli si interpose il Diavolo dinanzi in una furia folle, istintiva, impetuosa.

Entrambi ringhiarono l'uno contro l'altro, sguardo fisso mentre la mano del Diavolo stringeva il polso di Minosse deviando il colpo e lacerandone le carni con i suoi artigli malefici.

"Osi tu ribellarti a me, essere infimo?"

imprecò il Diavolo con rabbia e violenza tale che lo sguardo del Minosse si abbassò arretrando

"Quell'angelo è mia proprietà e che nessuno osi guardarla o sfiorarla o patirà pene di indescrivibile violenza, lacererò le carni con le mie stesse mani e mi ciberò con i loro organi"

minacciò ancora preso dall'ira furente il signore degli inferi, tutti inginocchiati al suo cospetto con viso sfiorare l'ardente suolo. Con sorriso beffardo il Diavolo si avvicinò all'angelo e ne sciolse le corde che legavano le mani, con un gesto liquidò i suoi seguaci e con la mano ancora sporca del sangue di Minosse le afferrò il braccio portandola in un luogo ove le rocce creavano una caverna.

"Non c'è più motivo di tenerti legata, oramai non puoi più scappare ed il tuo Dio non potrà salvarti poichè questo è il mio regno e dal patto che fu stretto nei tempi dei tempi, nessuno potrà invadere il regno altrui"

sorrise con vena di godimento guardando l'angelo nudo dinanzi a se

"ed ora sai cosa voglio da te, in ogni girone ti macchierai del peccato che in esso si espia finchè al cuore dell'inferno tu sarai l'anima peccatrice per eccellenza, un angelo dell'inferno"

rise maleficamente per afferrare l'angelo e tirarla a se

"Ed ora baciami e deliziami o con un sol gesto ti staccherò la testa dal collo facendola rotolare là in mezzo a tante altre"



--Iltuoangelo ha scritto:Strisce di un intenso rosso scarlatto, vivo, s'evidenziavano sul braccio dell'angelo. Macchie di sangue, sangue vivo, lasciate dal demone che afferrandola con forza, la trascinò in quel luogo senza tempo nè spazio.

Un sibilio e poi una voce forte, potente,un urlo che con forza s'alternavano intorno a lei, spaventandola.

Il demone ora lontano ora più vicino, rimarcava la sua presenza, inquietante, forte.

"Non c'è più motivo di tenerti legata, oramai non puoi più scappare ed il tuo Dio non potrà salvarti poichè questo è il mio regno e dal patto che fu stretto nei tempi dei tempi, nessuno potrà invadere il regno altrui"

La mistica figura s'avvicinò al fragile angelo, si chinò verso di lei per sciogliere la corda che le legava i polsi. Abbassò il viso guardandosi le mani ed Istintivamente,si toccò i polsi indolenziti, per poi stringerle in pugni.

Immobile come una statua, non proferiva parola. Troppe emozioni mai vissute prima, troppe sensazioni inaspettate a cui non era abituata.
Il respiro possente di quel diavolo nuovamente sul suo collo, inclinò il viso.. seguendo ogni suo movimento con la coda dell'occhio..la creatura era vicina, troppo vicina.


"ed ora sai cosa voglio da te, in ogni girone ti macchierai del peccato che in esso si espia finchè al cuore dell'inferno tu sarai l'anima peccatrice per eccellenza, un angelo dell'inferno"


Afferrò nuovamente il viso della giovane tra le mani. I loro occhi, s'incrociarono.
I suoi occhi neri come la pece posati in quelli chiari.
Lo guardava ma non aveva timore di lui.
Inclinava il viso, gli sorrideva timidamente, in quei pochi istanti di silenzio.


"Ed ora baciami e deliziami o con un sol gesto ti staccherò la testa dal collo facendola rotolare là in mezzo a tante altre"



Un bacio, in fondo, cos’ è? Un giuramento fatto un pò più da vicino, una promessa più precisa, una confessione che si vuol confermare…
Un segreto detto sulla bocca,un istante d'infinito che ha il fruscio di un'ape tra le piante, una comunione che ha gusto di fiore, un mezzo di poteri respirare un po' il cuore e assaporarsi l'anima a fior di labbra...*


Alzò il viso nuovamente verso di lui, specchiandosi nelle sue iridi ancora una volta, per poi poggiare le labbra su quelle del demone, per assaporarne la sua dolcezza.. Per cercare di carpirne la bontà, le sensazioni dolci, la bellezza interiore.

Lui l'afferrò ancora con più forza, ponendole una mano dietro la nuca.Le loro labbra ancora più vicine in una continua danza in cui le lingue intrecciate, si cercavano, danzavano sensualmente. Non sentiva i suoi battiti,per cui poggiò le mani sul suo petto, all'altezza del cuore.


[hrp]Tratto dal Cyrano de Bergerac*[/hrp]



--Demon_tentateur ha scritto:Morbido e sensuale appariva quella figura mistica, un angelo che di li a poco si sarebbe macchiato del peccato della lussuria per mano di chi, aveva rinnegato il bene per creare un mondo proprio ove dolore, malvagità ed egoismo prendessero il sopravvento

Il diavolo sollevò quel minuto corpo adagiandolo al suolo, intorno lamenti, grida di dolore, suoni infausti ne facevano da melodia, ed in quel luogo, senza esitazione alcuna, il diavolo profanò la purezza del sacro in un atto di sesso, depravazione, piacere e lussuria.

"Ascenderai dalle roventi profondità degli inferi,
nel volo aggraziato delle tue ali,
mirabili estensioni del corpo svelato,
sinuoso custode di atavici mali.

I tuoi occhi dell'azzurro più intenso
insinueranno un incelabile tremore,
figlio della paura dal ventre sempre fecondo.

Le tue labbra di miele infuocato
bruceranno i cuori dai battiti folli,
in un bacio che ha il dolce sapore del peccato.

Le anime saranno tue angelo dell'Inferno,
fa di loro quel che vuoi
strappale da quella vita dall'imperituro inverno!

Ama me adesso, in questo letto di spine
che fan del mio sangue cremisi fiotti,
e fammi varcare la soglia dell'oscuro confine."


Rise di gusto prendendola per un braccio e sollevandola per porla accanto a lui

"Soave il tuo sguardo
candida la tua pelle
innocente il tuo volto.
Al calar del sole
prima di salutar la luna
guarda nel cuor tuo apriti:
e rifletti.
Non sei innocente, non sei virtuosa,
Anche tu sei figlia del peccato!"


Fu così che iniziarono a camminare verso il girone della gola dove nuovi tormenti e nuovi tormentati si avvicinavano a loro in danze di dolore e movimenti pietosi. Anime distese a terra, immerse nel fango sotto precipitazioni continue e maleodoranti, frequentemente morse e graffiate da Cerbero un cane a tre teste, di cui ogni testa rappresentava un peccato, con lunghe unghia, lunghe e bianche zanne, scuoiava le anime dannate togliendone la pelle e squartandone le carni.

Tutto il suo corpo era ricoperto, anziché di peli, di velenosissimi serpenti, che ad ogni suo latrato si rizzavano, facendo sibilare le proprie orrende lingue. Il suo compito era impedire ai vivi di entrare ed ai morti di tornare indietro.

Vedendo l'angelo accanto al suo padrone non fece cenno, oramai colei che estranea era del regno del male, ne era divenuta parte integrante.


--Iltuoangelo ha scritto:Man mano che il viaggio proseguiva, il diavolo conduceva l'angelo in cunicoli oscuri, angoli tetri, zone nere. Il cielo sempre più buio, ogni tanto lasciava spazio a bagliori di luce:tuoni, saette, fulmini si alternavano in continuazione a pianti disperati, lamenti e grida.

Una pioggia eterna, maledetta, fredda ora fine, ora più fitta perennemente si riversava su quella terra arsa, bagnando ogni cosa. Ogni tanto la pioggia, lasciava spazio a chicchi di grandine, mischiata ad acqua nera e neve, che e si riversava nell'aria lasciando odori strani, nauseabondi. Quella continua pioggia, mescolata alla terra, rendeva la terra fangosa, paludosa.

L'angelo, osservava quelle zone, le mani ormai libere,si stringevano nelle braccia cercando di trovare calore. Non era abituata a quelle temperature così fredde per cui brividi di freddo le percorrevano il corpo, ogni tanto.

Quella terza cerchia, era sommersa da anime senza corpo, costretti ad ingoiare la fanghiglia generata da quell' incessante pioggia. Quelle anime, prive delle loro membra, pagavano la loro ingordigia. I golosi, che in vita avevano ingurgitato più di quanto l'individuo necessita, venivano condannati poichè privi di modestia e di autocontrollo erano l' esempio di sfrenatezza e di lascività.

Il diavolo, la condusse innanzi ad una figura strana, un mostro a tre teste che senza indugiare lasciò che i due s'addentrassero in quel luogo.

Cosa ci facciamo qui? Perchè vuoi farmi del male? Disse l'angelo senza indugiare, sfidando il demone con gli occhi.



--Demon_tentateur ha scritto:Cosa ci facciamo qui? Perchè vuoi farmi del male?

Il Diavolo ascoltando queste domande rise di gusto, quella piccola figura che cercava di ostentare coraggio poteva da lui essere schiacciata con un sol movimento, se solo avesse voluto.

"Che domande mi fai? sei tu che sei venuta da me all'inferno e cosa in esso speravi di trovare? suonatori di liuto o ancelle che spargevano petali sul sentiero?"

la guardò con malvagità, l'ispezionò nei minimi dettagli per poi prendere le vesti dell'angelo e lanciarle a lei.

"Vestiti, non sopporto vederti tremare ulteriormente, e poi dovrai essere il bozzolo che conterrà mio figlio, frutto del bene e del male, colui che potrà varcare le soglie del paradiso per conquistare il regno che un tempo mi fu negato"

prese per il braccio sollevandola e tenendo l'angelo a se

"Cerca di essere una brava madre, dentro di te si concepirà il vero Dio"

fu così che proseguirono il loro cammino scendendo ancor più negli inferi

«Pape Satàn, pape Satàn aleppe!»
("Padre Satana, le piroette tu fai con me fino a quando sarà finita la grande giostra di questa vita.")

Urlava "Pluto", custode di quel girone che incitava "padre Satana" signore e padrone di questo terrestre inferno. Parole prive di sostanziale significato, simili a quelle pronunciate nella "erudizione" da tutti coloro che, per raggiungere i primi posti nella platea del mondo, pronunciano arringhe, prediche e discorsi inconcludenti all'unico scopo di emergere ed arricchirsi.

Immersi nel fango del pantano, le anime dannate dicevano

"Fummo malvagi, quando nella dimensione umana potevamo godere dell'aria dolce rallegrata dalla luce del sole e avevamo in noi, invece, l'oscurità del male e dell'odio".

Questo inno si gorgogliano nella strozza, poiché esprimerlo non possono con parola intera e resta loro nel lamentoso verso smozzicato di bestie da palude.

Il Diavolo godeva di quelle scene e camminando spingeva con i piedi sulle teste di questi esseri senza corpo al fine di aumentare le loro pene
infierendo su di loro con ingiurie e bestemmie.



--Iltuoangelo ha scritto:"Cerca di essere una brava madre, dentro di te si concepirà il vero Dio"

Il viso dell'angelo, visibilmente scosso s'inclinò leggermente, rivolengendolo al suo ventre.
Portò le mani sul suo grembo, come a voler difendere quell'esserino che portava dentro di sè.

Madre..mamma.. una parola troppo grande per un essere così minuscolo. Lei avrebbe concepito il frutto di quell'unione.

Eppure, l'angelo non riusciva a vedere cattiveria in quel demone. Perchè era lì?Cosa facesse lì? Le chiedeva.. Le parole sembravano riecheggiare nella sua mente, lo guardava dolcemente..

Lei.. era lei, l'angelo predestinato a lui. L'aveva sempre saputo,fin dal momento in cui le sue orecchie avevano ascoltato la storia di quell'angelo destinato alla perdizione.

"Prima dell'Inizio c'era il Nulla.
Non il niente, ma il nulla inteso come totale qualità e potenzialità,quindi pura verità capace di manifestarsi in tutto ciò che esiste.
Il Nulla era ed è composto da esseri Divini:Angeli Luminosi capaci di creare materia, energia, spazio e tempo.Esseri Spirituali con capacità infinite,puri nella loro essenza ma, proprio a causa di questa purezza, incoscienti della loro Divinità:erano privi della Conoscenza di se stessi.

Un essere divino guardandosi ciò che vide fu il Nulla.
Nella sua purezza non conosceva se stesso.Non conosceva se stesso, né gli altri esseri, né tutto ciò che lo circondava.Le Tenebre della purezza celavano la sua coscienza divina, ma egli decise di conoscere la Verità che lui stesso era.Per Lui, il Mistero stava per trasformarsi in conoscenza: Tenebra in Luce.Decidendo di conoscere la Verità di se stesso, egli creò un sè stesso apparente da cui poter osservare e fare l'esperienza di se stesso e della propria Divinità.

E la Luce fu..Ogni cosa risplendeva della coscienza di Sé. Egli si guardò e vide Dio:la Suprema Verità, nell'abbagliante forma di un Angelo Luminoso.
In quel momento Lucifero, l'Angelo più affascinantedi quel regno , glorificò se stesso e riconobbe la propria Divinità. Adorò se stesso e si amò infinitamente,e prese consapevolezza dell'Amore che era.L'Angelo conobbe la Vita, la Morte, l'Eternità. Conobbe l'Amore, l'Odio, la Gioia, la Sofferenza, la Coscienza, l'Incoscienza,e tutto ciò che esiste.

Come un sole nelle tenebre più profonde, egli brillava e brilla di luce propria, e dal Bagliore accecante della sua più vera Essenza.

..La sua Forma Angelica si manifestò in quella Demoniaca..

Spiegando le sue lucenti Ali della Comprensione, godeva di se stesso e di tutto ciò che lo circondava. Nulla Temeva, perché lui era il terrore, ma anche il Coraggio e l'audacia.

Gli altri esseri,ammiravano Lucifero in tutto il suo splendore. E vedendolo apparentemente diverso, non capivano chi lui fosse, né da dove provenisse, né che intenzioni aveva.
Preda e cacciatore dell'Amore che lui stesso era ed è, Lucifero voleva donare se stesso a se stesso, poiché ciò che vedeva era sempre se stesso ed il suo eterno Amore. Voleva illuminare la coscienza di chi ancora dormiva, non può che risplendere eternamente anche tra le Tenebre più dense: Nulla poteva fermarlo!

Lucifero si trasformò in Serpente, e sibilando verità, strisciò sul tronco dell'Albero della conoscenza, raggiungendo il ramo che offriva la Mela più bella e più buona. La Luce Divina e demoniaca illuminava ogni cosa, e ciò che si vedeva era un Giardino meraviglioso da sempre stato lì, ma che nessuno vedeva se non Lucifero.

Uno degli esseri più belli, dalla forma d'un Angelo curioso, si avvicinò cautamente all'Albero nel mezzo del Giardino prendendo la mela che il serpente voleva offrirle.
A vedersi le sembrava buono quel frutto, quindi provò il desiderio di mangiarne.
Ne mangiò e ne diede anche ai suoi compagni, ed insieme ne mangiarono.
I loro occhi si aprirono e compresero di essere nudi:Persero la purezza.

"Il Serpente mi ha ingannato ed io ho mangiato".

La voce dell'Altissimo si rivolse al Serpente:

"Perché hai fatto questo?Ti maledico in eterno!".

Da quell'istante,Dio pose ad oriente del Giardino degli angeli a lui fedeli e li armò della fiammeggiante spada per sbarrare la Via dell'Albero della Vita.

Il Serpente si ritirò in un gelido silenzio, attendendo immobile, con il cuore infranto ma non sconfitto.Lucifero, nella sua sofferenza si lanciò in volo allontanandosi da quel Giardino, si rifugiò nel suo Regno, tra le Tenebre più profonde, per non vedere né sentire il dolore che pativano gli Esseri a causa della punizione che Dio aveva inflitto loro."

Un senso di pietà,carità,clemenza, commiserazione, compassione avvolgeva l'angelo quando guardava quell'essere.Fin dalla nascita ognuno di noi ha un angelo destinato alla sua protezione, alla custodia, e lei sapeva di essere predestinata a quell'essere.

Nient'altro che Amore puro.

Si strinse nelle sue braccia e lasciò che la conducesse in un nuovo cunicolo.




--Demon_tentateur ha scritto:Giunsero così nella palude dello Stige che ostacolava la strada per arrivare al vestibolo dell'oltretomba.

Si narra che gli dei lo chiamavano a testimone nei loro giuramenti, ma la potenza del fiume era tale che essi stessi la temevano, il giuramento sullo Stige era una formula inviolabile; se un dio era sospettato di mentire, Zeus prendeva una brocca di acqua di questo fiume e gliela faceva bere. Se Stige scopriva che aveva mentito, il dio passava un anno in coma e nove anni lontano dai simposi. Quando un dio lo invocava, metteva in gioco la relazione che lo unisce ai princìpi creatori. Le sue acque avevano anche il potere di dare l'immortalità: secondo il mito, infatti, è qui che Teti immerse il figlio neonato Achille per renderlo pari agli dei, tenendolo però per il tallone che non fu quindi toccato dall'acqua, rendendolo vulnerabile.

Il Diavolo con a seguito l'angelo ed i suoi servitori giunsero ad una torre, essa produsse dei segnali luminosi dalla sua sommità, ai quali risposero alcuni segni analoghi, appena scrutabili da un'identica torre più lontana, fu così che si avvicinò alla riva una barca traghettata da Flegias che per vendicare la morte della figlia tentò di incendiare il tempio di Apollo, non venne però perdonato per questo affronto, tanto che il Dio, dopo averlo crivellato di frecce, lo scaraventò nel Tartaro e per condanna dovette stare per l’eternità con un grosso masso sempre sul punto di cadergli addosso schiacciandolo.

«Or se' giunta, anima fella!»

urlò il traghettatore guardando il demone che salì per primo sull'imbarcazione

"Incrementa, alimenta la tua ira contro il dio che ti ha punito, un giorno costoro subiranno pene più crude e sarai tu a infliggerle ed io a gustare in calici d'oro il loro divino sangue!"

tuonò la voce del Demone che come eco si disperse nell'infinità dello Stige, il traghettatore iniziò a scaldarsi e la sua ira si scagliò verso il Diavolo, con un remo lo colpì, producendogli una ferita a livello della spalla, spezzandosi a metà, il Signore degli inferi non mosse il suo corpo per parare il colpo, quell'atto lo rinvigoriva nelle viscere perchè il male era per lui il più dolce degli idromeli.

Con un gesto fulmineo il diavolo afferrò con una mano Flegias per il collo sollevandolo e tenendolo penzolante, lo guardò fisso negli occhi e piegando il viso con la lingua assaporò il proprio sangue sporcandosene le labbra, la mano stringeva ancor più la morsa ed il traghettatore boccheggiava con latrati appena percepibili, le orbite sporgevano dagli occhi e più Lucifero percepiva la sofferenza e più stringeva la morsa

"Servo in quanto tale mi servi, sol per questo non stacco quell'inutile tua testa dal resto del tuo putrido collo di verme tumefatto"

allargò l'angolo creato virtualmente tra il suo corpo ed il braccio per poi con forza lanciarlo lontano dall'imbarcazione facendolo cadere nello Stige.

"Prendi l'altro remo e traghettaci verso l'altra riva"

ordinò ad un suo servo. L'aria in quell'ambiente era intrisa di ira, violenza, irascibilità e malcontento, perfino il nuovo traghettatore bisbigliava frasi cariche di odio verso chi e cosa neanche egli sapesse. Il diavolo con la mano raccolse il sangue che ancora sgorgava lentamente dalla ferita che pian piano andava richiudendosi, con il dito intriso del suo sangue rosso lo posò sulle labbra dell'angelo che guardò la scena.

Il rosso carminio si evidenziava sul bianco di quel viso in maniera impressionante quando il diavolo, giunti all'altra riva e rivolgendosi all'angelo disse

"Bevi e nutriti del mio sangue, non avrai null'altro se non la morte che ti circonda costantemente sempre pronta a portarti via con se e tediarti nelle pene più violente che tu possa immaginare. Finchè lo vorrò tu vivrai quando non ti riterrò più utile ti getterò via senza pietà".




--Iltuoangelo ha scritto:"Bevi e nutriti del mio sangue, non avrai null'altro se non la morte che ti circonda costantemente sempre pronta a portarti via con se e tediarti nelle pene più violente che tu possa immaginare. Finchè lo vorrò tu vivrai quando non ti riterrò più utile ti getterò via senza pietà".

Il diavolo sfiorò, con le dita affusolate, intrise di sangue, il suo bel viso, con un leggero movimento si posarono sulle sue labbra, lasciando tracce del sangue, proveniente da quella ferita, che lentamente pareva rimargnarsi.

L'angelo lo guardò intensamente,per poi posare lo sguardo lontano da quegli occhi che avevano la capacità di farle perdere la ragione. Il corpo del diavolo, così dannatamente vicino lei.Le sue mani ancora lì, tra i suoi capelli morbidi e lucenti. Sentiva la pelle del demone così calda e morbida. Ma non le dava fastidio. Anzi, una strana sensazione prendeva vita in lei. Le piaceva averlo così accanto.

Il respiro lieve, sul suo fine collo, continuava a pervaderla dolcemente, con un continuo ritmo lento e profondo. Si voltò improvvisamente, posando lo sguardo verso la riva. La nebbia, circondava quel luogo senza tempo e nè spazio. Intorno a loro solo un corso di acque tanto cupe da sembrare nere. Acque torbide ove immersi tra quelle onde violente vi erano gli iracondi e gli accidiosi. I primi si mordevano e si percuotevano l’un con l’altro; i secondi con i loro sospiri increspavano l’acqua alla superficie. L'angelo guardava quello spettacolo intriso di tristezza e disperazione. Ma un solo pensiero fisso le affollava la mente.

Passò lentamente la mano sulle labbra. Il sangue aderì alle dita. Le guardò, per poi chiuderle immediatamente, in un pugno stretto.

In quel momento, il cuore prese a battere forte, come impazzito. La paura, la consapevolezza di non poter più fermare gli eventi, che troppo velocemente continuavano a susseguirsi. Un brivido d'eccitazione, forse, le percorse la schiena, pensando alla crudeltà del destino a cui era sottoposta.

Volse, nuovamente il viso verso il demone, gli s'avvicinò e senza proferir parola posò le sue labbra a livello della spalla, proprio dove vi era la ferita. Improvvisamente un bagliore di luce, si estese nell'aria, la ferita celermente si richiuse.

Le mani, si posarono sul petto del diavolo. Gli occhi dolcemente lo guardarono con amore. Lentamente coprì quella distanza che vi era tra loro, avvicinandosi a lui. Le dita tracciarono il morbido contorno delle sue labbra carnose,gli occhi si posarono nei suoi. Le labbra dolcemente sfiorarono le sue. Le lingue s' accarezzarono, sfiorandosi, cercandosi, ritraendosi nel trovarsi poi intrecciate nuovamente. Il demone affondò una mano tra i suoi capelli e con l’altra le accarezzò un fianco.

Si staccarono di poco,fissandosi a lungo, prima che il demone si scostasse definitivamente da lei.

Ai tuoi ordini, mio signore.

Pudore, imbarazzo, paura.
Si erano, dissolti di fronte a quel bisogno ardente che l'angelo provava nei confronti del demone.



--Demon_tentateur ha scritto:Gesti, parole, movimenti, ardore, devozione, il Diavolo arrivò al massimo della sua pienezza interiore quando, quel servitore divino, espresse la sua completa sottomissione rinnegando il suo Dio

Ai tuoi ordini, mio signore.

una risata intrisa di compiacenza echeggiò in quella valle di lacrime, le braccia si sollevarono verso l'alto, si voltò verso l'immensità della palude per poi pronunciare con fervore e tirannia

"Tu creatore del cielo e della terra
Tu che regni nell'alto dei cieli
e Tu..
che togli i peccati del mondo
Tu che siedi alla destra del padre

AVETE PERSOOOOO, piegatevi perchè io mi riprenderò TUTTOOO!!!!"


nuovamente una risata echeggiò nella palude dello Stige mentre i servitori si prostrarono al suolo chinando il volto silenziosi.

Il diavolo si avvicinò all'angelo, gli occhi ormai rossi di sangue di lui, i denti bianchi che rilucevano tra le labbra in quella penombra, la muscolatura tesa, i capelli lunghi e neri aderivano alla pelle intrisi di sudore, il respiro ansioso, circondò le mani sul minuto viso di lei, con i pollici le pressò le tempie esse iniziarono a sanguinare creando piccoli crateri delle dimensioni dei polpastrelli che furono subito riempiti da filiformi corna.

Con le unghie le strappò il vestito oramai non più candido, rendendolo filiformi brandelli, le ali si incupirono assumendo un color grigio sporco, l'angelo subiva una lenta e dolorosa mutazione che lo rendeva parte integrante degli inferi, ella demone tra i demoni, ella il l'angelo trapassato, ella ormai la Regina degli Inferi.

E fu così che si superò l'ennesimo girone ma non più con un ostaggio al seguito di vili servitori ma come l'angelo dell'inferno, la donna di Lucifero, colei che partorirà il predestinato al quale l'ardo compito di spezzare l'eterno patto.

Dinanzi a loro qui i sepolcri, tutti aperti, senza coperchio, sono arroventati dalle fiamme. In esse si trovano le anime degli eretici, essi sono coloro che nella vita si macchiarono del peccato dell’eresia, ovvero andarono contro il dogma della religione.

Queste anime giacciono in sepolcri infuocati: il fuoco rappresenta il simbolo della purificazione, ogni tomba è scoperchiata, permettendo cosi ai gemiti e ai lamenti di dolore, di disperdersi nell’aria. Come in vita non credettero nell'immortalità dell’anima, cioè fecero l’anima morta con il corpo, ora sono destinati a morire continuamente, a questa pena è aggiunta anche una presbiopia secondo la quale riescono a vedere il futuro ma non il presente.



--Iltuoangelo ha scritto:Il manto nero di quel cielo così plumbeo, fu rotto da bagliori di luce improvvisi. L'angelo, intorno a sè vide, circondarsi di servitori, morti, anime sperdute che a viso basso, in segno di devozione la guardavano, ammirandola.

La forza delle ombre riunite con un sol cenno, guardavano la mistica figura prendere forme nuove. Il demone, raccolse il suo viso in una mano:gli occhi nei suoi, s'impossessarono della sua anima, trasformandola in una creatura nuova.

Bellezza, purezza, pudore, vennero spazzati via, lasciando spazio a sensazioni nuove mai provate prima. Gli occhi divennero più lucidi e vivi, il viso alto, fiero guardava il mondo con aggressività e irruenza. Il corpo sottile e delicato divenne più pronunciato, e gli abiti lacerati, misero in evidenza le sue sinuosità. Le ali persero il loro candore, divenendo scure, nere incastonandosi perfettamente in quel paesaggio così tetro.

Sensazione combattuta, paura,timore , gioia, dolcezza.. Un misto di sensazioni aleggiavano dentro sè, rendendola più fragile che mai.

Nero, bianco.
Male, bene.

"Arretra,
torna indietro.."


"Sei mia..mia..
non ti voltare..non farlo.."


Voci, soffocate, si spensero rapidamente, proprio nell'istante in cui con un gesto sensuale, avvicinò il diavolo a sè.

Lo sguardo in basso, poi immediatamente riportato in alto, si posò con fierezza in quegli occhi neri corvini, immobili, in attesa di un suo gesto. Inclinò il viso. Un sorriso malizioso prese il posto, del suo sorriso angelico, la mano lentamente risalì dal suo ventre, percorrendo il suo petto per posarsi poi con avarizia, sul viso dai lineamenti duri di quell'essere.

Il sapore della passione, dell'eccitazione prese il sopravvento. Il suo corpo,con ardore s'avvicinò più vicino al suo, divenendo un tutt'uno. Le labbra dapprima sfiorarono le sue,tracciandone il morbido contorno con la punta della lingua, per poi posarsi con fermezza e decisione su quelle carnose del demone, in segno di gratitudine; la mano sul suo petto, scese lungo il ventre del Re degli inferni, accarezzandolo, senza pudore, senza timore,vergogna alcuna.

Attimi ricchi di passione, desiderio, eccitazione che si arenarono quando, si staccò da quel corpo caldo e rovente come la lava. Gli occhi non più chiari, ma scuri come la notte, scrutavano l'ambiente intorno a sè.

Le urla,i lamenti, le grida, diventarono improvvisamente delizia di cui cibarsi, sensa saziarsi. S'avvicinò al servo che li conduceva su quella zattera, e con forza l'allontanò scagliandolo con forza, nello Stige.

Il demone, afferò la regina tra le sua braccia, conducendola nella parte più profonda dell’inferno, dove le fiamme bruciavano, senza mai placarsi, le anime vittime dei peccati più gravi.



--Demon_tentateur ha scritto:Tuffati nel fiume Flegetonte, costituito da sangue bollente , più o meno in profondità a seconda della loro colpa, vi erano i tiranni coperti fino agli occhi, omicidi fino al collo, predoni e ladroni fino al petto. Non vi erano sulla terra piante verdi ma di colore scuro, non rami dritti ma nodosi e contorti, nessun frutto ma solo spine avvelenate.

Qui le Arpie, che cacciarono con presagi funesti i troiani dalla Strofade, facevano i loro nidi: esse avevano il corpo di uccello ed il volto umano, ed emettevano strani lamenti, questa era la selva dei violenti contro se stessi, suicidi e scialacquatori.

Il Diavolo con la sua regina, l'angelo delle tenebre, si faceva strada tra le sterpi, ne tranciava i rami strappandoli e, come quando si brucia un legno verde, dal quale esce liquido linfatico da un capo e l'altro cigola soffiando vapore, così dal punto della frattura "uscivano "parole e sangue".

Si trattava di uomini trasformati in piante, un decadimento verso una forma di vita inferiore, pena principale dei dannati di questo girone. Essi avevano rifiutato la loro condizione umana uccidendosi e per questo non erano degni di avere un loro corpo.

Le mani del Demonio ricolme di sangue, i ramoscelli delle sterpi si essiccavano istintivamente per poi divenire polvere sull'arido suolo.

" Quando l'anima del suicida si separa dal corpo dal quale essa stessa si è distaccata con la forza, Minosse, il giudice infernale, la manda al settimo cerchio "foce", dove cade nella selva a caso, lì nasce un ramoscello, poi un arbusto: le Arpie mangiando le sue foglie gli arrecano dolore e il dolore si manifesta in lamenti "

spiegava il re degli inferi strappando con piacere quei rami allo stesso modo come si strappassero gli arti a teneri fanciulli. Alberi con tronchi piegati dalla sofferenza, tra le cortecce, si delineavano i visi dei peccatori con sguardo sofferente di chi sa che in quel luogo passerà l'eternità.

Il Demonio pose la mano sporca di sangue sul ventre dell'angelo nero invocando il feto che cresceva nel grembo di quell'angelo sconsacrato

"Nutriti delle sofferenze dei peccatori figlio mio, cresci nella violenza, nella persecuzione, senza anima, senza pietà, come il Dio supremo che dominerà i due regni, nutriti del dolore altrui rendendolo la tua forza, il tuo essere, il tuo costante desiderio di vendetta"



--Iltuoangelo ha scritto:Dopo aver superato i resti di una frana, l'angelo nero, seguì il Diavolo in uno spazio, diverso da quelli che aveva visto in precedenza. Una lunga spaccatura, segnava un netto distacco dalla parte superiore dell'Inferno. Qui vi erano i dannati degli ultimi tre cerchi,i quali colpevoli di aver posto malizia nelle loro cattive azioni, continuavano ad invocare pietà al custode di quel cerchio: il Minotauro.

Camminavano osservando, quella terra arida, tetra, ove l'unico colore che predominava era il fuoco del fiume, un fiume di fuoco e sangue che alimenta una vasta palude ignea.

" Quando l'anima del suicida si separa dal corpo dal quale essa stessa si è distaccata con la forza, Minosse, il giudice infernale, la manda al settimo cerchio "foce", dove cade nella selva a caso, lì nasce un ramoscello, poi un arbusto: le Arpie mangiando le sue foglie gli arrecano dolore e il dolore si manifesta in lamenti "



Gli occhi, divenuti del colore del sangue, rispecchiavano l'anima dell'angelo sconsacrato che alla vista di quelle anime, ne assorbiva la crudeltà, l'infamia, traendone forza e alimentato il suo lato oscuro. Il sangue, infatti, le ribolliva nelle vene, ogni qual volta lo sguardo si posava sui quei dannati.

"Nutriti delle sofferenze dei peccatori figlio mio, cresci nella violenza, nella persecuzione, senza anima, senza pietà, come il Dio supremo che dominerà i due regni, nutriti del dolore altrui rendendolo la tua forza, il tuo essere, il tuo costante desiderio di vendetta"

A quelle parole, il feto che aveva nel grembo, sussultò. Più sentiva la presenza di suo padre,più ne percepiva il contatto più diveniva forte, il desiderio di vendetta cresceva in lui, percependo l'odio e le incitazioni del demone.

Scalciava, si agitava fortemente, quasi come a voler uscire dal quello spazio in cui era accolto.

- Orietur in tenebris lux mea*. -


Urla, stridi, tonfi continui deliziavano il loro passaggio che li accompagnavano lungo la vita. Sentieri, cunicoli li condussero al cospetto di due torri molto alte. Il divolo, prese in braccio la donna, trascindandola all'interno di una di esse.
La stanza, era lucubre, non era delineata come del resto, tutto quello che apparteneva a quel mondo, ove il rosso e il nero, erano i colori che predominavano.Non vi era alcun mobilio, se non un enorme tappeto posto ai piedi di un fuoco eterno che continuava ad ardere all'interno di un grosso camino di pietra e granito nero.

"Riposa mia Regina.. "


Un ghigno ricco di soddisfazione, comparve sul volto del demone che si allontanò da lei invocando nuove forze al suo cospetto.

Il silenzio incombeva in quel luogo tetro.Un silenzio così profondo ed intenso, che fece sprofondare l'angelo in una crisi di pianto, lasciando che il suo lato angelico prendesse nuovamente il sopravvento. Aveva paura, tanta paura. Niente le dava sollievo. Gli occhi non smettevano di inumidirsi e trovavano strada lungo le guance, le lacrime, che incessantemente precipitavano giù, insieme al senso di paura che l'avvolgeva.

Una sensazione mai provata prima le prese allo stomaco. Angoscia, rabbia, paura. Non riusciva a perdonarsi per quanto avesse fatto. Strinse tra le mani sul suo ventre e provò pena per quello che era diventata.

- Recordationes? Serpentes quae corda fascinant.**-

Tutto ha un lato oscuro, e nessuno trascorre la vita, senza cadere nella sofferenza e persino per lei quel giorno era arrivato.


-Omnia munda mundis, coinquinatis autem et infidelibus nihil mundum.***-


Il cielo non era stellato, no lo era più stato da quella notte in cui aveva fatto il suo ingresso nell'inferno.Nemmeno la luna le faceva più compagnia.
Si sentiva sola, sola con la sua coscienza. Accarezzava il pancione e cullata dal silenzio chiuse gli occhi, mentre le forze piano piano abbandonarono il suo corpo facendole perdere i sensi.


[hrp]Nascerà in mezzo all'oscurità la mia luce.*
I ricordi? Serpenti incantatori di cuori.**
Tutto è puro per i puri, ma niente è puro per i contaminati e gl'increduli.[/hrp]



--Demon_tentateur ha scritto:"Scatenatevi forze degli inferi in tempesta, fuoco, dannazione, ululate latrati di dolore, venite miei servitori dell'inferno ed unitevi a me perchè oggi il regno del male sovrasterà quello del bene, il patto è rotto e che la guerra inizi!!"

evocò tutte le anime dannate al suo cospetto, esse si trascinavano come vuote larve dalle carni lacerate, putrefatte, orbite scavate dalle quali spuntavano legamenti tranciati, membra staccate dal corpo, esseri striscianti e mutilati negli arti inferiori emergevano dallo Stige per mischiarsi nel putrido e puzzolente fango.

Il demone guardava in alto ove crepe di luce avviluppavano l'ambiente, vortici di vento scuotevano gli aridi arbusti spezzandone i rami e piegandone i tronchi con la sua potenza. Dopo aver imposto la sua supremazia assoluta rientrò in quella caverna ove la regina degli Inferi si era adagiata al suolo, il grembo si muoveva sotto il sottile strato di pelle come a spingere per conquistarsi la libertà, la sofferenza della donna iniziava a sentirsi

"Nasci figlio mio, fatti strada verso la libertà"

sogghignò con voce possente nell'attesa che si compisse il primo passo verso la supremazia degli inferi. Avvicinandosi alla donna pose la mano sul grembo, sentì sotto la stessa qualcosa di similare che spingeva, il Demone soddisfatto guardò la sua donna la quale era la rappresentazione del Divino peccato, le toccò i copiosi seni dalle quali punte fuoriuscivano gocce di liquido giallastro a causa delle spinte, del dolore e l'aumentare degli ormoni dovuti all'imminente parto. Portò il viso accanto a quello della partoriente e con la lingua le leccò le labbra risalendo sul seno

"Partorisci donna il figlio del peccato, non indugiare....avanti!"

gridò con forza mentre i lamenti delle contrazioni si facevano più insistenti, la pelle del ventre era tirata al massimo si depose a forma di punta, le gambe dell'angelo si divaricarono affinchè potessero far spazio al nascituro. Poche spinte e dal sesso dell'angelo iniziò a prender forma ed espellere la testa di un bimbo, il diavolo si pose tra le gambe della donna e con le mani lo afferrò tirandolo verso di se, lo guardò con attenzione e con forza lo alzò in alto affinchè tutti potessero guardarlo

"E' nato il figlio del Diavolo, inchinatevi a lui massa di vermi ignobili"

con le unghie strappò il cordone ombelicale, quel piccolo essere dalla pelle chiara e dai cerulei occhi, si muoveva nelle sue mani sviluppandosi velocemente, sulla spalla aveva un simbolo il Diavolo non fece in tempo a guardarlo con attenzione quando udì ancora gridare la sua donna, il ventre continuava a muoversi, posò il nascituro sul tappeto che ricopriva gran parte della caverna ed andò a controllare cosa accadesse, con stupore vide spingere due bozzoli che lacerando il ventre dell'angelo degli inferi si fecero strada all'esterno sventrando la donna che lo aveva concepito. Un altro bambino era custodito all'interno della donna, la scena raccapricciante di un bambino che si cibava delle carni della madre, pelle scura, occhi neri come la pece e sulla spalla un simbolo.

Il diavolo imbestialito arretrò guardando verso l'alto e riferendosi all'altissimo

"Maledetto figlio di puttana!"

con rabbia si gettò verso il primo nascituro cercando di sopprimerlo ma, quel piccolo essere aveva un potere superiore, egli era figlio di Dio e del Diavolo e ciò lo portava ad essere più potente del padre stesso. Mentre vi si avvicinava sentiva un dilaniare di carni, egli mai aveva sentito o percepito la sofferenza, guardò quel tatuaggio che prima aveva ignorato e lesse una parola "LUX"

Ciò che sembrava la fine di tutto era solo il principio, una nuova era, il Demone cadde in ginocchio e fiotti di sangue fuoriuscivano copiosamente da ogni orifizio, quella giovane vita sprigionava una potenza di impatto incontrollata ed assumeva sembianze di stati avanzati d'età man mano che i minuti scorrevano.

Il padre e la madre morti al suolo, ella sventrata e resa cibo dall'incarnazione delle Tenebre e lui dagli organi interni liquefatti dalla potenza mentale del figlio divino.



--Iltuoangelo ha scritto:Il fuoco delle fiamme divampava in quello luogo circostante avvolgendo con la sua forza, tutto lo spazio intorno a quell'immensa caverna nera ove l'angelo pentito, s'era rifugiato per sfuggire al dolore e al senso di colpa che ora dopo ora le dilaniava l'anima. Le forze del male riunite da un cenno del demone vegliavano impazientemente, accanto a quella figura nera l'avvento del natale del piccolo dio.

In ogni dove vi erano corpi dilaniati, animate spaesate che con le loro grida e battendosi il petto rendevano l'ambiente ancora più funesto.

"Nasci figlio mio, fatti strada verso la libertà"


Gridava il diavolo, chiedendo a suo figlio di nacere.

Una pioggia, fredda, fitta prese a riversarsi su quella terra arsa, bagnando ogni cosa. Il fruscio del vento così forte da far piegare i rami in due e quello dei chicchi di grandine che con la loro violenza colpiva ogni cosa, riecheggiavano nell'aere, all'unisono le urla lancinanti dell'angelo che giaceva a terra rannicchiata su se stessa piegata in due dal dolore.

"Eloì, Eloì, lama sabactàni?" *


Ripeteva l'angelo mentre il viso rigato dalle lacrime, non trovava pace. Le mani sul ventre accarezzavano il frutto di quell'amore violento, che scalciando si portava lungo il canale del parto, in attesa di venire al mondo. Respirava ed inspirava mentre i muscoli si contrevano volontariamente accompagnando il movimento delle stesse contrazioni.

I respiri corti e ravvicinati parevano cessare con un intervallo di cinque minuti, intervallo che man mano trascorreva il tempo, si assottigliava. Sospirava, respirava, inspirava fin quando il dolore raggiunse l'apice, divenendo così intenso da farle mancare l'aria.

Le membrane del sacco che avvolgevano il feto nell'utero,lentamente lasciarono che il liquido amniotico fuoriuscisse, segnando l'imminente travaglio.

"Partorisci donna il figlio del peccato, non indugiare....avanti!"


La mano destra posta sul pancione, freneticamente ed energicamente andava su e giù cercando di calmare quel piccolo esserino che continuava ad agitarsi dentro lei.Lo accarezzava con forza, sperando che quei movimenti attenuassero quel dolore così intenso da lasciarle smorfie sul viso.
Contrazioni e spinte, si susseguirono precipitosamente, ormai in uno stato di trans, divaricò le gambe e con tutte le sue forze spinse e rispinse ancora, fin quando un pianto di liberazione, spezzò quella tensione accumulata.


Et Verbum caro factum est.**


Il diavolo afferrò il bambino, spezzando con le mani il cordone ombellicale, lasciando l'angelo immersa nel dolore più vivo che tra le lacrime vedeva le proprie membra lacerarsi fin quando con urlo contorcendosi su sé stessa spirò, mentre il secondogentito veniva anch'egli alla luce.

Tutto moriva e nasceva in quell'istante.

Orietur in tenebris lux ***

L'angelo e il demone insieme caddero lì, travolti da un insolito destino.




[hrp]*Dio mio, dio mio perchè mi hai abbandonato?
** E il verbo venne ad abitare in mezzo a noi
***Nascerà in mezzo all'oscurità la luce.
[/hrp]


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Emanuele

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